Fedez raccoglie la sfida di Franceschini: “Querela pure, parlerò io”

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Il cantante annuncia una videorisposta al ministro e alla Siae su Facebook: “Minacciano di denunciarmi, ma non dicono nulla”

 

Il cantante replica su Twitter all’annuncio di querela da parte di Franceschini e anche della Siae in merito alle sue dichiarazioni sul rapporto tra la moglie Michela Di Biase e la Siae, che a suo avviso darebbe adito ad un conflitto di interessi del ministro.

 

Le parole di Fedez contro Franceschini erano state durissime: “è palesemente colluso, colluso forse è troppo, è in conflitto d’interessi con i temi che deve affrontare tra Soundreef e Siae perché sua moglie gestisce gli immobili di Siae” aveva detto il rapper. “Non è che lo dico io, è un fatto oggettivo, perché se tua moglie gestisce gli immobili e il patrimonio di Siae, è lecito parlare di conflitto di interesse e se l’Europa ti dà una direttiva e tu non la rispetti, ci sono delle domande da porsi ed è legittimo porsele”.

 

La replica del ministro era stata altrettanto netta: “Sarà la decima volta che Fedez, da quando ha scelto Soundreef, tira fuori questa storia assurda, calunniando me e mia moglie e ignorando le norme che ha approvato il Parlamento”.

 

Soundreef sceglie invece la linea morbida, non intromettendosi nella querelle: “Lasciamo che i Tribunali si occupino di cose serie” è il commento della società, “non è nostra intenzione alimentare una polemica che rischia di essere strumentalizzata da più parti e di degenerare”. Tuttavia Soundreef giudica “singolare che la moglie di un ministro dei beni culturali lavori proprio per un gruppo che, oltre a occuparsi in maniera importante di cultura, gestisce la gran parte del patrimonio immobiliare della Siae che vale centinaia di milioni di euro”.

 

Il Movimento 5 Stelle si schiera con Fedez. “Ha ragione: il monopolio Siae non è stato abolito, il recepimento della direttiva europea che permette agli autori di affidare la tutela dei propri diritti alla società che preferiscono è una farsa” commenta Isabella Adinolfi, che siede in Commissione Culture all’Europarlamento, sottolineando che anche la Commissione Ue sta indagando.

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