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E’ morto il figlio del famosissimo giornalista Giampaolo Pansa, il suo straziante ricordo: “Perché il Padreterno non ha preso me, invece di te”

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E’ morto Alessandro Pansa, vicepresidente Feltrinelli e già amministratore delegato di Finmeccanica. Era figlio del giornalista e scrittore Giampaolo Pansa, che oggi, a una settimana dal decesso, lo ha ricordato con una commossa lettera pubblicata sul quotidiano La Verità.

“Ti confesso che in questi giorni più di una volta mi sono domandato: perché il Padreterno non ha preso me, invece di te, anche se avrebbe arrecato un grande dolore alla persona che amo di più al mondo, la mia cara Adele? Lo so, è una domanda senza senso: il perché lo conosce soltanto lui. Ma l’ ho pensato e credo che ci metterò del tempo prima di non chiedermelo più”.

Alessandro Pansa aveva solo 55 anni. E’ stato stroncato da un infarto improvviso. Nato a Mortara (Pavia) nel 1962, ha studiato alla Bocconi dopo avere frequentato il Liceo classico Manzoni. Poi l’ingresso nel Credito Italiano al servizio Studi Economia e Pianificazione. Nel 1992, a trent’anni, il passaggio a Euroimmobiliare e alla banca d’affari Lazard. Nel 2005 la nomina a presidente di Ansaldo, di cui ha curato la quotazione in Borsa l’anno seguente. Era docente alla Luiss di Roma.

Il padre giornalista ripercorre le tappe della vita del figlio, a partire dagli amici che in parte si portava dietro dai tempi del Liceo Manzoni. La “cotta giovanile” per il Presidente della Repubblica Sandro Pertini (“avevi addirittura imparato a memoria il suo discorso d’insediamento”), e poiché Giampaolo lavorava a Repubblica, padre e figlio erano riusciti a incontrarlo, su invito, al Quirinale.

E poi la carriera nella finanza, un lavoro che gli piaceva, la posizione di amministratore delegato di Finmeccanica dopo il terremoto giudiziario che aveva “spazzato” alcuni dei vertici. E, nel 2014, l’intervento della politica (“mattatoio di bande che si azzannano”, la definisce Giampaolo) con il neo premier Matteo Renzi che decide di mandar via tutti i capi delle aziende partecipate dallo Stato. “Eliminato nel pieno della maturità intellettuale e professionale”, scrive Giampaolo chiedendosi: “Come avrei potuto proteggerti, figlio?”.

Trova spazio anche qualche rimpianto: “Non ho mai conosciuto il tuo giudizio sul mio lavoro”, aggiunge Giampaolo ricordando che continua a scrivere “articoli e libri scomodi” nonostante l’età. “Con la tua partenza – scrive ancora Giampaolo Pansa – quel mondo (quello del genitore che vede il figlio come da “proteggere”, n.d.r.) è finito del tutto. Da una settimana cerco di non pensare che tu, caro Alessandro, te ne sei andato chissà dove. E ti confesso che ho il terrore di sognarti. Però, mio bel fieu, mio bel ragazzo, ti accoglierò sempre a braccia aperte. O con un cazzotto sulla spalla. Come facevo quando venivi a trovarci. Mi piacerà ascoltare di nuovo la tua voce che mi dice: ‘Fai bene a scrivere contro questi nuovi politici che stanno portando il nostro Paese al disastro’. Ritroveremo così quell’intesa che a volte ci è mancata. Ti voglio bene. Giampaolo, il tuo papà”.

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