20091101 - ROMA - CRO : CARCERI: SUICIDIO BLEFARI, IMPICCATA IERI SERA CON LENZUOLA. Un interno del carcere di Rebibbia, a Roma, in un'immagine d'archivio. La neo brigatista Diana Blefari Melazzi, condannata all'ergastolo per l'omicidio del giuslavorista Marco Biagi, si e' impiccata ieri sera, attorno alle 22:30, utilizzando lenzuola tagliate e annodate. La donna - secondo quanto si e' appreso - era in cella da sola, detenuta nel reparto isolamento del carcere Rebibbia femminile. Ad accorgersi quasi subito dell'accaduto sono stati gli agenti di polizia penitenziaria che - si e' inoltre appreso - avrebbero sciolto con difficolta' i nodi delle lenzuola con cui la neo brigatista si e' impiccata in cella e avrebbero provato a rianimarla senza pero' riuscirvi. ANSA / ALESSANDRO DI MEO / ARCHIVIO / PAL
Una storia incredibile quella proveniente dagli Stati Uniti d’America dove per 18 anni tre condannati all’ergastolo per l’uccisione di tre bambini si sono dichiarati innocenti, chiedendo la revisione del processo, poi hanno deciso di confessare la loro colpevolezza e subito sono diventati uomini liberi.
I tre furono sospettati per l’uccisione di tre bambini il 6 maggio del 1993 quando ancora erano dei ragazzini. I corpi dei tre bambini, piccoli boy scout, furono ritrovati in un bosco di Robin Hood Hill nei pressi di West Memphis nello stato di Arkansas.
La prima ipotesi fu che i piccolo fossero stati uccisi per un rito satanico e furono arrestati tre ragazzi di soli 18 anni.
Subito dopo il tragico evento, la notizia ebbe un grandissimo risalto mediatico anche perché i tre ragazzi si dichiararono subito innocenti.
La svolta nelle indagini si ebbe nel 2007 quando con il Dna trovato sulla scena del crimine si scoprì che non era compatibile con quello dei tre ragazzi già da anni in carcere.
Il test del Dna dimostrò che in quel luogo dove avvenne l’uccisione dei tre ragazzi c’era stata la presenza di persone non ancora identificate.
Nel 2010 ci fu l’udienza del riesame dove i tre imputati potevano portare nuove prove. Gli avvocati dei tre imputati però cercarono di trovare una nuova formula per non far durare troppo il processo che avrebbe provocato ai tre innocenti di passare altri anni in carcere.
Così in accordo con la pubblica accusa decisero che i loro assistiti dovevano dichiararsi colpevoli e avere una pena uguale agli anni già passati in prigione, così subito dopo la sentenza sarebbero stati liberi.
E così fu, pertanto i tre furono condannati ma avendo già scontato la pena uscirono dalla prigione.
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