Italia

Coronavirus, per Hans Kluge direttore dell’Organizzazione mondiale della Sanità, i contagi in Italia sono un “Mistero”

A parlare della complicata situazione in Italia per i focolai di Coronavirus presenti in Lombardia e in Veneto è stato Hans Kluge direttore dell’Organizzazione mondiale della sanità in Europa.

Hans Kluge ha parlato della situazione in Italia ha fermato che sta seguendo l’evoluzione da vicino a stretto contatto con il ministro della salute italiana, Roberto Speranza.

Hans Kluge ha detto che quello che più preoccupa è che non si sa come sia propagato il virus in Italia: “Quello che preoccupa della situazione italiana è che non tutti i casi registrati sembrano avere una chiara storia epidemiologica, cioè un legame con viaggi in Cina o contatti con altri casi già confermati”.

Il direttore dell’Oms ha voluto sottolineare come gli sforzi degli italiani sono notevoli e che si è svolta una teleconferenza tra gli esperti italiani e quelli europei per cercare di comprendere come tentare di emarginare i due focolai.

Hand Kluge ha ribadito l’importanza di conoscere come sia potuta esplodere l’epidemia in Italia: “Non è una sorpresa. Lo abbiamo già osservato in altri paesi diversi dalla Cina. Però ora è molto importante capire come si sono svolti gli eventi, identificare e tracciare i contagi: occorre che le autorità sanitarie italiane si focalizzino su questo aspetto”.

Il direttore ha voluto sottolineare che è vero che il virus si propaga molto facilmente e può far paura ma è anche vero che solo il 2% delle persone contagiate è morta: “Capisco la loro preoccupazione. È la stessa di mia moglie e delle mie figlie. Per questo invito tutti a documentarsi sul Covid-19 su canali informativi affidabili, quelli del Ministero della Salute, dell’Istituto superiore di sanità, dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Sicuramente non ci proteggerà dal contagio la discriminazione di chi ha un’origine diversa dalla nostra. È il tempo della solidarietà e della cooperazione. E poi non dobbiamo mai dimenticare il contesto: il 98% dei casi sono in Cina, in più dell’80% dei casi le persone infettate hanno avuto sintomi lievi, mentre meno del 15% sono in condizione serie e solo nel 5% dei casi si registra una patologia grave. Al momento osserviamo una mortalità di poco sopra il 2%, la maggior parte persone anziane con patologie pregresse. Detto questo, nelle aree italiane colpite il rischio di infezione può essere alto e per questo i residenti devono seguire le raccomandazioni delle autorità, compreso il non frequentare luoghi affollati”.