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Salvini al Viminale per fermare Vannacci: la Lega chiede il ritorno al ministero dell’Interno

Matteo Salvini al Viminale è la mossa discussa nella Lega per rilanciare il partito e contenere l’avanzata di Roberto Vannacci.

Il ritorno di Matteo Salvini al Viminale entra nel confronto interno alla Lega come possibile mossa per rilanciare il partito prima delle prossime elezioni e frenare la crescita politica di Roberto Vannacci. Il Consiglio federale del Carroccio ha discusso l’ipotesi di riportare il leader al ministero dell’Interno, ruolo già ricoperto negli anni in cui la Lega raggiunse percentuali molto alte nei sondaggi. La richiesta, secondo il ragionamento emerso nel partito, potrebbe servire anche a Giorgia Meloni per ridurre lo spazio politico del generale e rafforzare l’asse di governo, ma sul percorso istituzionale resta il possibile nodo del Quirinale.

Salvini al Viminale, la richiesta della Lega

Il Consiglio federale della Lega è durato circa tre ore e ha fatto emergere tensioni, malumori e strategie in vista del voto. Al centro del dibattito c’è la posizione di Matteo Salvini, da tempo sotto pressione dentro il partito per il calo di consenso e per la crescita di Roberto Vannacci, prima candidato nelle liste leghiste e ora percepito come un concorrente diretto.

Nel ragionamento interno al Carroccio, il ritorno di Salvini al Viminale potrebbe avere una doppia funzione: restituire centralità al leader e contrastare la narrazione politica di Vannacci, soprattutto sui temi della sicurezza, dell’immigrazione e dell’identità. Una linea sintetizzata così nel confronto interno: «Sarebbe utile anche a Meloni per disinnescare il generale perché Salvini in quel ruolo contrasterebbe la narrazione di Vannacci».

L’ipotesi si inserisce anche nel quadro dei rapporti con Giorgia Meloni e con la maggioranza. Il possibile passaggio di Salvini al ministero dell’Interno viene letto come una carta politica da giocare in una fase delicata, mentre la premier guarda anche al dossier della legge elettorale.

Il nodo Vannacci e le tensioni nel Carroccio

Il caso Vannacci pesa sul clima interno alla Lega. Una parte del partito rimprovera a Salvini di aver contribuito a lanciare il generale, che oggi intercetta consenso e rischia di sottrarre spazio proprio al Carroccio. Un’altra area critica da tempo la cosiddetta svolta nazionale del leader, accusata di aver indebolito l’identità nordista del movimento.

Nel confronto interno, il Viminale viene ricordato come il luogo in cui Salvini riuscì a costruire una comunicazione politica efficace e riconoscibile. Secondo questa lettura, la stagione al ministero dell’Interno avrebbe coinciso con il momento di massima forza elettorale della Lega, arrivata oltre il 30%. Il confronto viene fatto anche con l’attuale ministro Matteo Piantedosi, considerato meno incisivo sul piano comunicativo.

Nel dibattito viene citato anche Giancarlo Giorgetti, che avrebbe espresso una valutazione critica sulla chiarezza comunicativa dell’attuale titolare del Viminale: «Quando parla in Consiglio dei ministri non sempre lo capisco».

Il ritorno di Salvini all’Interno potrebbe aprire anche un altro fronte: quello della rappresentanza del Nord. In questo schema, l’eventuale approdo del leader al Viminale spalancherebbe spazi politici per Luca Zaia, figura centrale dell’area settentrionale del partito.

Nord, alleati e voto: il confronto dentro la Lega

Il Consiglio federale è stato anche il luogo in cui sono emerse critiche agli alleati di governo e richiami all’identità originaria della Lega. Susanna Ceccardi avrebbe ricordato il ruolo della Toscana tra le regioni cofondatrici della Lega Nord, chiedendo che venga considerata dentro quel perimetro politico. Nello stesso confronto, avrebbe definito i sostenitori di Vannacci «minus habens», venendo poi richiamata da Salvini: «Vannacci non dobbiamo considerarlo».

Il governatore lombardo Attilio Fontana avrebbe invece puntato il dito contro alcune scelte della maggioranza, accusando gli alleati di approvare norme penalizzanti per il territorio settentrionale: «Fanno leggi contro il Nord».

Nel partito si ragiona anche sui tempi del voto. C’è chi ipotizza elezioni anticipate ad aprile, con una finestra politica che renderebbe necessario un cambio di passo immediato. Da qui la richiesta di un «rilancio programmatico» e la necessità, sintetizzata negli ambienti di via Bellerio, di modificare il modo in cui la Lega sta dentro il governo.

«Dobbiamo cambiare il modo di stare al governo», è la sintesi emersa dal confronto. Il ritorno di Matteo Salvini al Viminale viene quindi visto come una possibile risposta a più problemi insieme: recuperare identità, contenere Vannacci, parlare al Nord e arrivare al voto con una posizione più forte dentro il centrodestra.