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Preghiera islamica negli oratori di Milano, la Lega attacca la Diocesi: “Fa rabbrividire”

Preghiera islamica negli oratori di Milano: la Lega attacca la Diocesi, che difende accoglienza e identità cattolica.

La possibilità che ragazzi di fede islamica possano raccogliersi in preghiera durante le attività degli oratori estivi ha aperto un nuovo scontro politico e religioso a Milano. A contestare la linea della Diocesi di Milano è stato Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega in Regione Lombardia, dopo il caso della parrocchia San Giovanni Bosco di Baggio. Nel mirino c’è l’orientamento della Curia milanese, che da tempo invita gli oratori a essere luoghi di integrazione e dialogo, senza rinunciare alla propria identità cattolica. La Diocesi ha respinto le accuse, precisando che l’oratorio resta un luogo cattolico e che nessuno intende metterne in discussione la natura confessionale.

Preghiera islamica negli oratori di Milano, l’attacco della Lega

La polemica è partita dalle parole di Alessandro Corbetta, che ha criticato duramente la scelta di consentire momenti di preghiera ai ragazzi musulmani in alcuni contesti oratoriani. Il capogruppo regionale della Lega ha parlato di una deriva della Diocesi di Milano e ha usato toni molto netti: “La decisione di far pregare Allah nell’oratorio estivo della parrocchia San Giovanni Bosco di Milano preoccupa e fa rabbrividire. È l’ennesimo tassello di una deriva intrapresa da tempo dalla Diocesi di Milano e sempre più allarmante”.

Secondo Corbetta, l’oratorio ha una missione educativa e religiosa precisa, che non dovrebbe essere modificata in nome dell’integrazione. Il rappresentante leghista ha aggiunto: “Sono scelte che devono far riflettere — tuona Corbetta — . Un oratorio nasce con una precisa missione educativa e religiosa e snaturarlo è un grave errore. In nome di un multiculturalismo senza limiti, si finisce sempre per chiedere ai cattolici e agli italiani di arretrare”.

Il caso riporta alla memoria vecchie tensioni tra una parte della politica lombarda e la Chiesa milanese sui temi del dialogo religioso e del diritto di culto. Oggi il confronto si riapre attorno agli oratori estivi, frequentati da migliaia di ragazzi, tra cui molti con origini straniere e famiglie appartenenti ad altre fedi.

La posizione di De Corato e il caso della parrocchia San Giovanni Bosco

Dopo l’intervento di Corbetta, anche Riccardo De Corato, deputato di Fratelli d’Italia, vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera ed ex vicesindaco di Milano, è intervenuto sulla vicenda. Il riferimento è ancora alla parrocchia San Giovanni Bosco, in via Mar Nero, nel quartiere Baggio.

“Ho saputo che nell’oratorio della parrocchia milanese di San Giovanni Bosco in via Mar Nero a Baggio, ci sono stati alcuni momenti di preghiera islamica. Non è tollerabile. Nei luoghi cattolici italiani non è giusto che i musulmani preghino la loro religione. Il mondo islamico, soprattutto nei Paesi dove governano regimi teocratici, discriminano la religione cattolica e chi non la pensa come loro”, ha dichiarato De Corato.

La critica politica si concentra quindi sul confine tra accoglienza e identità religiosa. Per gli esponenti del centrodestra intervenuti, l’oratorio dovrebbe restare uno spazio esclusivamente cattolico anche nelle sue attività educative estive. La Diocesi, invece, rivendica una linea diversa: accogliere ragazzi di altre fedi non significa cancellare la natura cristiana degli oratori.

La replica della Diocesi di Milano

La risposta della Curia milanese è arrivata con una nota in cui viene ribadita l’identità cattolica degli oratori. “L’oratorio resta un luogo cattolico, con una chiara identità confessionale, e nessuno intende metterla in discussione — si legge in una nota della Diocesi — . La presenza di ragazzi di altre fedi in oratorio non indebolisce l’identità cristiana di chi li accoglie: al contrario, può diventare occasione per riscoprirla più in profondità”.

La Diocesi di Milano precisa che non si tratta di sostituire le attività cristiane né di equiparare in modo indistinto le diverse religioni. Il punto, secondo la Curia, è evitare semplificazioni e riconoscere che in alcuni contesti maturi di dialogo possono esserci momenti specifici, saltuari e aggiuntivi, pensati per ragazzi di altra fede.

Nella nota viene inoltre richiamato il Concilio Vaticano II, che riconosce elementi comuni tra cristiani e musulmani, come la fede nel Dio unico, il senso della preghiera, il digiuno e la carità. Allo stesso tempo, la Diocesi sottolinea la necessità di non confondere le differenze sostanziali tra le tradizioni religiose e di evitare ogni forma di sincretismo.

La vicenda resta quindi al centro di uno scontro che unisce politica, religione e integrazione. Da una parte la richiesta di preservare in modo rigido l’identità cattolica degli oratori; dall’altra la posizione della Chiesa milanese, che considera la presenza di ragazzi di altre fedi una realtà da accompagnare senza rinunciare alla propria identità.