Nichi Vendola rilancia la Primavera pugliese dal palco di Repubblica Insieme e apre alla stagione politica di Antonio Decaro.
Il passato torna sul palco, ma Nichi Vendola prova a trasformarlo in una spinta per il presente. Al Kursaal di Bari, durante Repubblica Insieme, l’ex presidente della Regione Puglia ha rievocato la stagione della Primavera pugliese senza cedere alla nostalgia, scegliendo invece di indicare una continuità possibile con la nuova fase guidata da Antonio Decaro, seduto in platea. Il passaggio più politico è arrivato quando Vendola ha detto: “Sono un suo follower”.
L’incontro, inserito nelle celebrazioni per i 50 anni di Repubblica e per i 25 anni dell’edizione barese, ha riportato al centro una stagione che cambiò gli equilibri del centrosinistra pugliese, prima con la conquista del governo di Bari e poi con quella della Regione Puglia. Sul palco, sotto la regia della vicedirettrice Stefania Aloia, Vendola ha ricostruito il clima di quegli anni, segnati da periferie difficili, poteri opachi e una città che cercava di uscire da una fase di immobilismo.
La sua lettura è stata netta: “Facevo le battaglie per la prima periferia, nel cuore della città, con il cumulo di sofferenza dovuto ai clan. La cassa armonica della città, il teatro Petruzzelli, da 13 anni era chiusa. E la procura della Repubblica era il porto delle nebbie. Abbiamo tolto il tappo e liberato energie. E Repubblica era ogni giorno con noi”.
Vendola e la Primavera pugliese, il ricordo diventa messaggio politico
La Primavera pugliese è stata raccontata come una stagione di frattura rispetto al passato, ma anche come un laboratorio culturale e civile. Vendola, oggi presidente di Sinistra Italiana, ha scelto di non presentarla come un capitolo chiuso. Il punto centrale del suo intervento è stato il tema delle energie da liberare, formula che nel racconto dell’ex governatore richiama le battaglie politiche, sociali e amministrative che accompagnarono l’ascesa del centrosinistra in Puglia.
Accanto a lui, Alessandro Laterza, della storica casa editrice barese, ha riportato il discorso sul ruolo dei luoghi in cui si forma l’opinione pubblica. “25 anni fa non si riusciva a formare un’opinione pubblica”, ha ricordato, spiegando che “un’opinione pubblica si forma solo se ci sono luoghi attraverso i quali ci si esprime e si interviene sulla realtà”.
In quel contesto, l’edizione barese di Repubblica fu indicata come uno spazio decisivo per alimentare un’idea diversa di Sud, anche nel solco del “pensiero meridiano” elaborato da Franco Cassano. Laterza ha poi ricordato la scelta fatta nel 2005: “aver votato Nichi alle primarie”. E ha aggiunto: “Sentivamo il bisogno di una figura che si facesse artefice del cambiamento, com’era nell’idea di Franco Cassano — dice — di smetterla di misurarci soltanto con un modello nordico”.
Decaro in platea, il segnale di Vendola e il rilancio riformatore
Il momento più atteso è arrivato quando il discorso si è spostato sul nuovo presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro. Con l’ex sindaco di Bari in prima fila, Vendola ha scelto una formula leggera ma dal peso politico evidente: “Sono un suo follower”. Poi ha aggiunto: “C’è un’occasione molto importante per il rilancio dello spirito riformatore”.
La frase è stata letta come un segnale di distensione e di sostegno dentro il campo progressista pugliese. Dopo anni di passaggi politici complessi, il richiamo alla stagione riformatrice non si limita al ricordo dell’esperienza vendoliana, ma si proietta sulla nuova fase amministrativa e politica. Il tema, sullo sfondo, è capire se la Puglia potrà costruire una nuova stagione di governo capace di tenere insieme sviluppo, identità territoriale e gestione delle criticità.
Tra i risultati attribuiti a quella stagione politica c’è anche il rafforzamento dell’immagine turistica della regione. Ma il boom della Puglia porta con sé anche questioni aperte: pressione sui centri storici, emergenza abitativa, equilibrio tra accoglienza e autenticità, distribuzione dei flussi tra città note e aree meno battute.
Turismo in Puglia, sindaci divisi tra boom, case e autenticità
Sul palco si sono alternati tre sindaci pugliesi: Vito Leccese per Bari, Giovanna Bruno per Andria e Giuseppe Marchionna per Brindisi. Il tema è stato il turismo, con le sue opportunità e le sue tensioni. Leccese ha rivendicato il cambiamento d’immagine di Bari, ricordando che “prima avevamo una pessima reputazione”. Ma il sindaco ha indicato anche il rovescio della crescita: l’emergenza casa.
Il problema è condiviso da Marchionna, che a Brindisi deve fare i conti anche con la crisi occupazionale legata alla chimica. Eppure proprio Bari e Brindisi restano due porte d’ingresso decisive per il turismo in Puglia. Leccese ha osservato: “L’essere levantini ci ha portati a diventare tutti operatori turistici”. Poi ha avvertito: “Ma bisogna stare attenti a conservare l’autenticità”, richiamando anche il caso delle orecchiette.
Diversa la prospettiva di Giovanna Bruno. Per Andria il problema è trattenere i visitatori. La sindaca ha spiegato: “Dei 230mila visitatori che arrivano a Castel del Monte solo l’1% arriva in città. Se prendi una navetta per andarci aspetti sei ore per tornare. Stiamo lavorando in questo senso. Anche perché negli ultimi anni da circa 70 strutture siamo arrivati a oltre 450 con duemila posti letto”.
Nel dibattito è intervenuto anche Umberto Fratino, rettore del Politecnico di Bari, che ha richiamato il ruolo dei giovani e la necessità di offrire opportunità concrete a chi si forma nel territorio. Giovanni Mianulli, presidente del Parco della Murgia materana, ha sottolineato che per la città dei Sassi “la crescita dei flussi turistici rappresenta una grande opportunità, ma richiede strumenti adeguati di gestione”.
La giornata ha dato spazio anche ai protagonisti dell’eccellenza pugliese, da Rosalia Ambrosino ad Alberto Longo, da Alessandro Paiano a Lillino Silibello. Il racconto si è chiuso sul filo che unisce politica, cultura, turismo e identità territoriale: una Puglia che continua ad attrarre, ma che deve ora governare crescita, servizi e trasformazioni senza disperdere ciò che l’ha resa riconoscibile.