Alla festa della Fiom di Bologna il tema lavoro domina il confronto: tra applausi a Schlein, Conte e Fratoianni pesa il nodo Renzi.
Il lavoro torna al centro del confronto nel centrosinistra alla festa della Fiom di Bologna, dove centinaia di persone si sono riunite in piazza Lucio Dalla per la prima uscita pubblica congiunta di Elly Schlein, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni dopo la foto al ristorante che aveva riacceso il tema del campo largo. L’accoglienza è stata calorosa, con ovazioni e applausi, ma tra gli operai resta forte la diffidenza verso Matteo Renzi, associato ancora al Jobs Act e considerato da molti un possibile problema elettorale più che una risorsa per l’alleanza contro Giorgia Meloni.
Fiom Bologna, il nodo Renzi agita il campo largo
Alla festa della Fiom di Bologna, il nome di Matteo Renzi continua a dividere. Per una parte del mondo operaio, l’ex presidente del Consiglio resta legato alla stagione del Jobs Act, alle promesse mancate e a una riforma percepita come simbolo della precarizzazione del lavoro.
“Se dovesse entrare nel campo largo si rischia un bagno di sangue”, racconta un operaio che lavora da quarant’anni in una fabbrica del bolognese. Una frase che fotografa il timore di una parte della base sindacale: costruire un’alleanza larga per battere la destra, ma al prezzo di riaprire una frattura profonda con chi negli anni si è sentito tradito dalla politica.
A rendere esplicito il punto è anche il segretario generale della Fiom Cgil, Michele De Palma. “I metalmeccanici si ricordano le tante volte che nel passato ci sono state fatte le promesse, e poi è entrata la precarietà, è aumentata l’età pensionabile e ci si è schierati con Marchionne contro i lavoratori – avverte – noi diciamo pacta sunt servanda”.
Il messaggio è chiaro: il centrosinistra può provare a ricostruire un fronte comune, ma deve ripartire da impegni riconoscibili su salari, contratti, sicurezza, pensioni e diritti. Senza questo passaggio, la fiducia degli operai rischia di restare lontana.
Lavoro, fabbriche e paura della destra
Nel racconto dei lavoratori, la crisi non riguarda solo la politica nazionale, ma entra direttamente nelle fabbriche. I lavoratori in appalto della Bonfiglioli di Calderara vengono citati come esempio di una condizione sempre più fragile, segnata da appalti, licenziamenti improvvisi e tutele ridotte.
“Da trent’anni la politica ha portato a una deregolamentazione del mondo del lavoro – racconta uno dei delegati Fiom – noi lo abbiamo visto sulla nostra pelle”. Il tema non è solo la memoria del passato, ma la necessità di costruire una proposta capace di parlare ai lavoratori di oggi.
Le parole d’ordine che emergono dalla piazza sono chiare: giovani, lavoro, sanità, tasse sui grandi patrimoni, pari opportunità e diritti. “E puntare su tutto quello che la destra sta scardinando: sanità, pari opportunità e diritti – racconta Maria Rosaria, operaia in una fabbrica del reggiano dal 2000 – e adesso c’è pure Vannacci che sta spingendo tanto, ed è una spinta verso l’indietro”.
Proprio Roberto Vannacci viene indicato come uno dei segnali più preoccupanti. Le idee di Futuro Nazionale, secondo diversi lavoratori presenti, stanno entrando anche nei luoghi di lavoro, alimentate da povertà, rabbia e disorientamento sociale.
Schlein, Conte e Fratoianni tra applausi e richieste precise
La presenza di Elly Schlein, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni è stata accolta con entusiasmo dalla piazza, ma gli applausi non cancellano le richieste politiche. Il mondo operaio chiede discontinuità vera rispetto agli errori del passato e una piattaforma riconoscibile sul lavoro.
“Nel clima di povertà diffusa non sanno più con chi prendersela – ragiona Giorgio – una volta se la prendevano con il meridionale, adesso con l’extracomunitario, c’è un clima di odio anche nelle fabbriche che spiana la terra a Vannacci”. Il generale, aggiunge, sarebbe “bravo a mettere l’ultimo contro il penultimo. Non dà la colpa agli imprenditori che evadono e sfruttano, ma ai lavoratori sfruttati”.
Per il centrosinistra, la sfida è riconquistare credibilità proprio dove negli ultimi anni si è aperta una distanza evidente. Schlein lo riconosce apertamente: “Per me è una delle ragioni per cui ho scelto di candidarmi: è l’autocritica sugli errori che sono stati commessi nel passato”.
Resta però il nodo Renzi. “Non dovrebbe far parte del campo largo. Anche se saliremo al governo ci si può fidare – conclude un operaio – è come Vannacci per questo centrodestra o come era Bossi per il governo Berlusconi. Sono persone che non sono affidabili”.
La festa della Fiom consegna quindi un messaggio politico netto: l’alleanza contro Meloni può trovare consenso nel mondo del lavoro solo se mette al centro salari, tutele e diritti. Ma l’ingresso di Renzi nel campo largo resta, per una parte degli operai, una ferita ancora aperta.