Giorgia Meloni interviene sul caso Covid, attacca le opposizioni e apre al tabù di un presidente della Repubblica non di centrosinistra.
Giorgia Meloni interviene sul caso Covid e definisce «oggettivamente incredibile» quanto sta emergendo dalla Commissione d’inchiesta. Ospite di “10 minuti” su Rete 4, la presidente del Consiglio ha parlato delle forniture di mascherine durante la pandemia, ma anche dei principali dossier del governo: lavoro, casa, sicurezza, migranti, Quirinale e politica estera. Nel passaggio più duro, la premier ha richiamato l’attenzione sulle presunte commissioni milionarie legate all’importazione dalla Cina di dispositivi poi finiti al centro delle polemiche.
Covid, Meloni attacca sulle mascherine
Sul fronte Covid, Giorgia Meloni ha usato toni netti, sostenendo che la vicenda meriti piena attenzione pubblica. La premier ha sottolineato come meriti «l’attenzione di un giornalista il fatto che si dica che sono state date commissioni per milioni di euro di soldi degli italiani per importare con gara diretta dalla Cina mascherine farlocche, mentre c’era gente che faceva tutti i sacrifici possibili per salvare gli italiani dal Coronavirus».
Il riferimento è alle forniture effettuate nella fase più difficile dell’emergenza sanitaria, quando l’Italia cercava dispositivi di protezione in tempi rapidissimi. Meloni ha collegato il tema alle attività della Commissione d’inchiesta sul Covid, che sta ricostruendo passaggi, responsabilità e decisioni assunte durante la pandemia.
La presidente del Consiglio ha poi allargato il discorso alla politica interna, confermando la linea del governo sul lavoro. Per Meloni, la risposta più efficace non è il salario minimo, sostenuto da una parte delle opposizioni, ma il salario giusto, da costruire attraverso strumenti capaci di aumentare davvero il potere d’acquisto.
Spazio anche al Piano Casa, indicato come uno dei capitoli centrali dell’azione dell’esecutivo. La premier ha spiegato l’obiettivo del governo: «Ci diamo come obiettivo quello di ristrutturare 60 mila case popolari che esistono, ma non si possono assegnare».
Quirinale, lavoro e sicurezza: la linea della premier
Nel corso dell’intervista, Giorgia Meloni ha affrontato anche un tema politicamente molto sensibile: il futuro del Quirinale. La premier ha sostenuto che il centrodestra possa puntare, un domani, a superare un tabù storico. «Tante cose sono cambiate in questi anni. Non è detto che non possa essere superato anche quest’altro grande tabù di un presidente della Repubblica non di centrosinistra».
La presidente del Consiglio ha aggiunto che una simile prospettiva «è terribile per un certo establishment», lasciando intendere che il tema resterà dentro il confronto politico dei prossimi anni.
Tra le priorità dell’esecutivo, Meloni ha indicato anche tasse, sicurezza e migranti. Sulla sicurezza, ha ribadito la necessità di «soluzioni che siano efficaci». Sulla remigrazione, invece, ha chiarito che a suo giudizio il termine rimanda ai rimpatri volontari assistiti, un terreno su cui il governo è già al lavoro.
Non è mancata una stoccata a Roberto Vannacci. Parlando del movimento dell’ex generale, Meloni ha osservato: «Non mi pare che ci sia grande differenza tra il suo movimento e tutti gli altri partiti di opposizione».
Trump, Nato e Iran: Meloni difende la linea italiana
L’intervista ha toccato anche i principali dossier internazionali. Sul rapporto con Donald Trump e con gli Stati Uniti, Giorgia Meloni ha respinto letture considerate strumentali: «Non sono antiamericana oggi, non ero inginocchiata ieri. Credo che l’Occidente sia più forte unito».
La premier ha poi rimarcato di essere una donna che non si fa «mancare di rispetto da nessuno», rivendicando autonomia nei rapporti internazionali e continuità nella collocazione dell’Italia.
Un passaggio è stato dedicato anche al caso Mark Rutte, dopo le parole del segretario generale della Nato sui voli Usa partiti da basi in Italia verso l’Iran. Secondo Meloni, Rutte è stato «approssimativo». La presidente del Consiglio ha chiarito che quelle operazioni rientravano «nelle normali attività» e che l’Italia ha autorizzato soltanto quanto previsto dagli accordi in vigore, respingendo così le polemiche sollevate dalle opposizioni.
