La Spezia, a tredici bengalesi multa di 200 euro perché riposavano nei giardini, Rifondazione accusa: “Accanimento contro chi non crea pericolo”

A La Spezia tredici cittadini bengalesi multati nei giardini pubblici: Rifondazione Comunista accusa, la polizia locale difende il regolamento.

Una multa da 200 euro a testa per tredici persone di origine bangladese sorprese nei giardini pubblici di viale Mazzini, a La Spezia, diventa un caso politico. L’episodio è avvenuto la sera di lunedì 6 luglio 2026, quando la polizia locale ha sanzionato il gruppo che si trovava sul prato per riposare, ripararsi dal caldo e, in alcuni casi, giocare a carte. Gli agenti hanno applicato il regolamento comunale sull’uso delle aree verdi. La decisione ha provocato la reazione di Rifondazione Comunista e del Comitato Riconvertiamo Seafuture – Restiamo umani, che contestano la misura e parlano di accanimento verso lavoratori immigrati.

Multa a La Spezia, la protesta di Rifondazione Comunista

A sollevare il caso sono stati Luca Marchi e Massimo Lombardi, rispettivamente segretario provinciale e consigliere comunale di Rifondazione Comunista. I due esponenti politici hanno criticato duramente la sanzione, sostenendo che il provvedimento colpisca persone che non rappresentavano un pericolo per la città.

«Se l’obiettivo dichiarato è il contrasto al degrado urbano – scrivono -, riteniamo che ci si stia accanendo contro chi non rappresenta alcun pericolo per la collettività, mentre restano irrisolti i problemi reali che affliggono la nostra città».

Il punto centrale della polemica riguarda il profilo delle persone multate. Secondo Marchi e Lombardi, molti cittadini provenienti dal Bangladesh svolgono un ruolo importante nell’economia locale, in particolare nel settore della cantieristica navale e in altri comparti essenziali. La sanzione, nella loro lettura, non sarebbe soltanto l’applicazione di una norma, ma il segnale di una gestione repressiva degli spazi pubblici.

«Nella nostra città migliaia di lavoratrici e lavoratori immigrati, in particolare provenienti dal Bangladesh, garantiscono ogni giorno il funzionamento del comparto della cantieristica navale e di altri settori essenziali dell’economia locale» prosegue la nota. «Sono persone che svolgono lavori durissimi, spesso con orari massacranti e in condizioni di precarietà, e che troppo frequentemente subiscono discriminazioni nell’accesso ai servizi, ai trasporti e agli spazi della città. Colpire con sanzioni così pesanti chi, dopo una giornata di lavoro, si ritrova in un giardino pubblico per trascorrere qualche ora in compagnia significa scegliere ancora una volta la strada della repressione invece di quella dell’inclusione e della convivenza».

Regolamento comunale e aree verdi, cosa è stato contestato

La polizia locale di La Spezia ha ricondotto l’intervento all’applicazione del regolamento comunale. Il nodo non sarebbe il gioco delle carte, ma l’uso delle aree verdi e delle panchine in modo non conforme alle disposizioni in vigore.

Il regolamento comunale richiama infatti il divieto di calpestare le aiuole e di utilizzare prati, tappeti erbosi, panchine e manufatti pubblici come giacigli. In particolare, il comma 16 dell’articolo 45 vieta di calpestare le aiuole, mentre il comma 23 vieta di «coricarsi o bivaccare sulle aiuole e tappeti erbosi, coricarsi sulle panchine e altri manufatti utilizzandoli come giaciglio nonché sedersi sulle sponde delle panchine».

Il comandante della polizia locale ha spiegato che la sanzione «riguarda l’uso improprio degli spazi pubblici. Non c’entra il gioco delle carte, è stato invece contestato un utilizzo delle panchine e delle aree verdi diverso da quello previsto dal regolamento comunale».

La precisazione mira a spostare il caso dal terreno del comportamento del gruppo a quello della gestione degli spazi pubblici. La contestazione, secondo la ricostruzione fornita, non riguarda quindi la presenza delle persone nei giardini né l’attività del giocare a carte, ma il fatto che il gruppo si trovasse su aree verdi e panchine in una modalità ritenuta vietata dal regolamento.

Scontro politico sui giardini pubblici e nuova interrogazione

La vicenda ha assunto subito una dimensione politica perché tocca un tema sensibile: il confine tra decoro urbano, applicazione delle regole e trattamento delle persone più fragili o marginalizzate. Rifondazione Comunista sostiene che la sanzione sia sproporzionata rispetto al comportamento contestato e che finisca per colpire lavoratori immigrati dopo una giornata di lavoro.

«Il degrado da combattere è un altro» affermano Marchi e Lombardi, «è quello prodotto da disuguaglianze sociali, sfruttamento del lavoro, precarietà, razzismo e politiche securitarie che individuano nei più deboli un facile bersaglio, anziché affrontare le vere responsabilità del disagio urbano».

I due esponenti usano parole ancora più dure nella parte finale della nota: «Non abbiamo timore di affermare che questo tipo di atteggiamento è di chiaro stampo razzista». Poi aggiungono: «Non riusciamo a immaginare i numerosi agenti della polizia locale intenti a multare gruppi di spezzini impegnati in una partita a carte su un’aiuola. Chiederemo, attraverso un’apposita interrogazione, se tali disposizioni siano frutto di un’indicazione della giunta oppure siano state assunte autonomamente dal Comando della polizia locale».

Contro la multa si è espresso anche il Comitato Riconvertiamo Seafuture – Restiamo umani, che ha criticato l’intervento degli agenti richiamando altri problemi presenti negli stessi spazi cittadini. «I signori e le signore con l’uniforme e la pistola alla cintura, immemori dello spaccio notturno attivo in quegli stessi spazi dove ora contestano ai lavoratori bengalesi il calpestio illegale dell’erba, dimentichi dei duelli rusticani che si compiono tra automobilisti sulle strade cittadine, ignari delle centinaia di italianissimi adolescenti che di notte, nel centro storico, urlano ubriachi fino a mattino e riducono i quartieri a porcilaie, sostengono severi di non far altro che compiere il loro dovere ed eseguire un ordine».

Ora la questione potrebbe arrivare formalmente in Consiglio comunale, attraverso l’interrogazione annunciata da Rifondazione Comunista. La risposta dovrà chiarire se l’intervento sia stato deciso sulla base di indicazioni politiche della giunta o se sia stato il risultato di una valutazione autonoma del Comando della polizia locale. Al centro resta una domanda concreta: come applicare le regole sugli spazi pubblici senza trasformare il decoro urbano in un terreno di scontro sociale.

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