Giuseppe Barboni rivendica l’intervento contro un cittadino iracheno a San Benedetto del Tronto e respinge le accuse di squadrismo.
Il video ha fatto il giro dei social, ma Giuseppe Barboni non arretra di un passo. L’imprenditore del lusso e militante di Futuro Nazionale ha difeso l’aggressione contro un cittadino di origine irachena avvenuta a San Benedetto del Tronto, sostenendo di aver agito per fermare una situazione che riteneva pericolosa.
Intervistato da Fanpage.it, Barboni ha dichiarato di non essere pentito e ha respinto l’accusa di aver compiuto un pestaggio a sfondo politico. “Ho fatto quello che bisognava fare”, ha affermato, spiegando di aver temuto che l’uomo potesse essere armato.
Il militante, vicino politicamente al generale Roberto Vannacci, ha inoltre riferito di non aver ancora parlato con lui dopo l’accaduto. Ha però sostenuto di aver ricevuto telefonate e apprezzamenti da persone influenti, senza rivelarne l’identità.
Giuseppe Barboni difende l’aggressione al migrante e nega lo squadrismo
L’episodio è avvenuto nel centro di San Benedetto del Tronto, dove un uomo di origine irachena si trovava in strada in evidente stato di agitazione. Nel filmato diventato virale si vede Giuseppe Barboni avvicinarsi, atterrarlo e colpirlo ripetutamente mentre si trova a terra.
L’imprenditore ha raccontato di essere tornato nella sua città natale e di aver incontrato il cittadino straniero dopo essere stato fermato da alcuni conoscenti. Secondo la sua versione, l’uomo si trovava nella zona da diverse ore e stava disturbando le persone presenti.
Barboni ha sostenuto di essersi inizialmente avvicinato con calma per invitarlo a spostarsi. “Non c’entra nulla la tanto amata parola razzismo, tutte stupidaggini. Sono il primo a valorizzare risorse che si comportano bene”, ha dichiarato.
Nel corso dell’intervista ha utilizzato espressioni fortemente offensive nei confronti dell’uomo e, più in generale, degli immigrati che considera irrispettosi delle regole. Ha poi spiegato di aver deciso di intervenire quando il cittadino iracheno gli avrebbe voltato le spalle.
“Siccome temevo avesse un coltello l’ho immobilizzato e ho fatto quello che bisognava fare”, ha affermato. Dal video, tuttavia, non risulta visibile alcuna arma nelle mani dell’uomo.
Alla domanda sul perché non si fosse limitato a bloccarlo, Barboni ha risposto sostenendo di aver applicato una tecnica di combattimento. “Quando tu porti a terra uno e non vedi bene le mani, devi agire in questo modo. È come quando il bagnino si trova davanti un bagnante che sta affogando, sbraccia con le mani e gli deve dare una botta perché sennò affonda con lui”.
“Non mi pento”, Barboni respinge le accuse e attacca il sistema
Giuseppe Barboni ha escluso qualsiasi ripensamento per quanto accaduto. Ha presentato il proprio intervento come una forma di difesa e ha sostenuto che l’uomo rappresentasse un possibile pericolo per i passanti.
“È meglio che è accaduto questo o era meglio che, come hanno fatto altri, accoltellasse o stuprasse?”, ha affermato, collegando l’episodio a un discorso più ampio sull’immigrazione e sulla sicurezza.
Le dichiarazioni contengono accuse molto gravi rivolte al cittadino iracheno. Barboni ha sostenuto di aver appreso soltanto in seguito che l’uomo sarebbe già stato arrestato e coinvolto in precedenti episodi violenti. Si tratta di affermazioni riportate dall’imprenditore durante l’intervista e non accompagnate, nel racconto fornito, da riscontri giudiziari definitivi.
Alla domanda sul perché non avesse chiamato le forze dell’ordine, Barboni ha risposto che gli agenti sarebbero già intervenuti più volte nel corso della stessa giornata. Da qui la sua conclusione sulla presunta inefficacia del sistema.
“La sua soluzione dunque è usare la violenza per riportare l’ordine?”, gli è stato chiesto. “Guardi, quella non è violenza, è difesa. Violenza è tu sei inerme, non mi hai fatto nulla, io vengo lì e adopero violenza contro di te. Sono due binari diversi”, ha replicato.
Barboni ha poi ribadito le proprie posizioni sulla cosiddetta remigrazione, sostenendo che gli stranieri ritenuti responsabili di reati debbano essere sottoposti a pene severe e successivamente allontanati.
Vannacci non lo ha ancora chiamato, Barboni parla di sostegno ricevuto
Il nome di Roberto Vannacci è entrato nella vicenda per la vicinanza politica tra il generale e Giuseppe Barboni. L’imprenditore aveva partecipato il 13 giugno a Roma alla costituente di Futuro Nazionale, formazione legata all’ex europarlamentare.
Sui social, diversi utenti hanno definito l’aggressione come una manifestazione dello “squadrismo di Vannacci”. Barboni ha respinto l’accostamento: “Cosa c’entra lo squadrismo? Il fascismo è un periodo storico morto. Non capisco perché ci si impunta su un qualcosa che non esiste”.
Alla domanda se avesse parlato con Vannacci dopo la diffusione del video, ha risposto: “No, non ancora. Ho staccato il telefono per 24 ore”.
Barboni è noto anche per le fotografie pubblicate sui suoi profili con esponenti politici, personaggi dello spettacolo e rappresentanti istituzionali. Tra le immagini diffuse figurano incontri con Matteo Salvini, Guido Crosetto, Michael Douglas, Sharon Stone e l’ambasciatore statunitense Tilman Fertitta.
L’imprenditore ha sostenuto di aver ricevuto numerose telefonate dopo l’episodio. “Sì mi hanno chiamato moltissime persone di potere ma non farò nomi. Non ho ricevuto nessuna critica. Forse vent’anni fa mi avrebbero dato torto ma ora è un plebiscito perché la misura è colma”.
Sul piano politico, Barboni ha dichiarato di non essere interessato a una candidatura in Parlamento, mentre ha ammesso che gli sarebbe piaciuto ricoprire il ruolo di sindaco. Le autorità competenti dovranno intanto valutare l’episodio ripreso nel video e accertare eventuali responsabilità.
