Schlein sfida la destra sulla sicurezza e difende Lepore: «Ha fatto ciò che doveva»

Elly Schlein attacca il governo sulla sicurezza, boccia il modello Albania e difende Matteo Lepore dopo gli scontri di Bologna.

La Schlein apre un nuovo fronte politico sulla sicurezza e sceglie parole destinate a provocare la reazione del centrodestra. La segretaria del Partito Democratico contesta la gestione del governo, accusa la maggioranza di affidarsi alla propaganda e difende il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, finito sotto attacco dopo gli scontri avvenuti durante la manifestazione per la morte di Abderrahim Fakir.

«La sicurezza non è di destra, guai a lasciarla alla destra. La sicurezza è un bene comune. È un diritto di ogni cittadino», afferma la Schlein nell’intervista rilasciata a Il Foglio. Poi l’affondo: «La sicurezza che ci ha offerto la destra, in questi anni, non è la sicurezza dei sogni. È la sicurezza degli incubi».

La leader dem prova così a sottrarre al centrodestra uno dei suoi temi storici. Non nega la necessità della repressione, ma sostiene che senza investimenti nelle forze dell’ordine, prevenzione e presenza dello Stato nei territori le misure annunciate dal governo siano destinate a restare inefficaci.

Sicurezza, la Schlein attacca il governo: «La repressione si fa spendendo»

La parola chiave utilizzata dalla Schlein è concretezza. Per la segretaria del Pd, garantire sicurezza significa costruire un patto con i cittadini e coinvolgere istituzioni, amministrazioni locali e forze sociali.

«Fare qualcosa di concreto per la sicurezza significa prendere sul serio i due punti inderogabili di un patto con i cittadini e di una collaborazione con tutti gli attori possibili. La repressione serve, la prevenzione pure».

La Schlein respinge però la linea basata esclusivamente sull’inasprimento delle pene e sui messaggi politici più duri. «La repressione non si fa con la retorica. Si fa spendendo. Si fa assumendo più forze di polizia. Si fa presidiando i territori».

L’attacco investe direttamente le scelte economiche dell’esecutivo. La segretaria dem accusa il governo di aver destinato risorse ai centri per migranti in Albania anziché utilizzarle per rafforzare gli organici e i mezzi delle forze dell’ordine.

«Si fa non prendendo in giro i cittadini, come ha fatto questo governo, che piuttosto che spendere 800 milioni di euro per dare più ossigeno alle forze dell’ordine ha speso soldi inutili per la follia inumana e illegale dell’Albania».

La conclusione è netta: «Il problema della sicurezza, in politica, è l’approccio della destra, che non solo è repressivo ma semplicemente non funziona». La posizione riapre lo scontro tra maggioranza e opposizione proprio mentre il tema dell’ordine pubblico è tornato centrale dopo i disordini di Bologna.

Il caso Fakir, la Schlein frena: «Né condanne né assoluzioni d’ufficio»

Sul caso di Abderrahim Fakir, morto durante un intervento della polizia al Pilastro, la Schlein invita la politica a non anticipare le conclusioni della magistratura.

«Il ruolo della politica non è quello di commentare i fatti di cronaca», afferma la segretaria dem. La priorità, secondo la sua ricostruzione, deve essere l’accertamento della verità, senza trasformare una vicenda ancora sottoposta alle verifiche giudiziarie in uno scontro tra schieramenti.

«Penso che la politica dovrebbe fare di tutto, di fronte a casi drammatici come questi, ad aiutare la ricerca della verità e a combattere l’odio. La morte di Abderrahim Fakir è stata drammatica».

La Schlein richiama gli accertamenti che dovranno stabilire se i protocolli siano stati rispettati e se la morte potesse essere evitata. «Le autorità giudiziarie faranno i loro accertamenti, ci sarà tempo per capire se quella morte poteva essere evitata, se i protocolli esistenti siano stati applicati oppure no, se quei protocolli vadano rivisti».

Il messaggio è rivolto sia a chi ha accusato immediatamente le forze dell’ordine sia agli esponenti politici che le hanno assolte prima della conclusione delle indagini. «Ma non servono né condanne né assoluzioni d’ufficio. Non è il nostro lavoro».

Le dichiarazioni arrivano dopo giorni di fortissima tensione politica. Il centrodestra ha accusato il sindaco Lepore di aver alimentato un clima pericoloso convocando la piazza, mentre la segretaria del Pd ha sostenuto la necessità di distinguere la richiesta di verità dalle violenze commesse durante la manifestazione.

La difesa di Lepore dopo gli scontri: «Ha governato la frustrazione»

Il passaggio più destinato a dividere riguarda Matteo Lepore. Il sindaco di Bologna è stato duramente attaccato dagli esponenti del centrodestra, che gli hanno attribuito una responsabilità politica per aver promosso la manifestazione poi degenerata negli scontri con la polizia.

La Schlein respinge completamente questa lettura. «Penso che Lepore abbia fatto ciò che dovrebbe fare un buon amministratore. Ha chiesto alla città un abbraccio alla famiglia».

Secondo la segretaria dem, la presenza delle istituzioni nella piazza avrebbe avuto l’obiettivo di impedire che il dolore e la rabbia della comunità fossero monopolizzati dai gruppi antagonisti.

«E ha scelto di dare un contributo per governare la frustrazione di una comunità anziché lasciare quella frustrazione in balia degli antagonisti».

La Schlein sostiene che l’assenza di un’iniziativa istituzionale avrebbe potuto produrre conseguenze ancora più gravi. «Se non ci fosse stata la piazza convocata dalle istituzioni, avremmo lasciato la frustrazione nelle mani dei violenti».

La difesa del sindaco non cancella la condanna degli incidenti. In precedenti dichiarazioni, la leader del Pd aveva definito «inaccettabile» la violenza che aveva messo a ferro e fuoco alcune zone della città, sostenendo però che Lepore avesse tentato di governare lo smarrimento della comunità.

Le indagini sulla morte di Fakir e sugli scontri proseguono su piani distinti. La magistratura dovrà accertare le cause del decesso e le eventuali responsabilità, mentre le forze dell’ordine stanno identificando i partecipanti coinvolti nelle violenze.

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