Carlo Calenda difende le forze di polizia e critica Elly Schlein: «Prima di accusare lo Stato bisogna capire cosa è successo».
Carlo Calenda interviene sul tema della sicurezza e punta il dito contro Elly Schlein, accusandola di avere espresso un giudizio troppo netto prima che fossero chiariti tutti gli elementi della vicenda. Il leader di Azione contesta in particolare l’affermazione secondo cui lo Stato avrebbe fallito, sostenendo che una valutazione così grave richieda fatti accertati e una ricostruzione completa.
Nel suo intervento, Calenda riporta anche le parole di un poliziotto, descrivendo una situazione di forte difficoltà operativa per gli agenti. Secondo il racconto riferito dal leader di Azione, le forze dell’ordine sarebbero sempre più condizionate dal timore di conseguenze giudiziarie dopo ogni intervento, soprattutto quando sono coinvolti minorenni.
Calenda contro Schlein: «Non ha gli elementi per dire che lo Stato ha fallito»
L’affondo di Calenda è diretto e riguarda il modo in cui la segretaria del Partito democratico avrebbe commentato i fatti.
«Schlein non ha gli elementi per dire che lo Stato ha fallito».
Per il leader di Azione, la politica dovrebbe evitare sentenze anticipate, soprattutto quando sono in corso accertamenti e non esiste ancora una versione definitiva degli eventi. Il principio richiamato è quello della prudenza istituzionale: prima di attribuire responsabilità allo Stato o alle forze dell’ordine, è necessario attendere che emergano tutti i dettagli.
La critica non riguarda soltanto il contenuto delle dichiarazioni, ma anche il momento in cui vengono pronunciate. Secondo Calenda, un giudizio così pesante rischia di delegittimare chi opera sul campo senza avere ancora la certezza di quanto accaduto.
L’allarme sulle forze di polizia e il timore delle denunce
Il passaggio più duro dell’intervento arriva quando Calenda riferisce quanto gli sarebbe stato raccontato direttamente da un agente.
«Me lo ha detto un poliziotto, le Forze di Polizia sono in una condizione in cui se un minorenne tira fuori un coltello si girano e se ne vanno da un’altra parte, perché sanno che qualunque tipo di intervento li porterà a essere denunciati».
La dichiarazione descrive un clima di forte incertezza tra gli operatori della sicurezza. Il timore, secondo quanto riportato, sarebbe quello di finire automaticamente sotto accusa anche quando l’intervento nasce dalla necessità di fronteggiare una situazione pericolosa.
Il riferimento a un minorenne armato di coltello rende ancora più evidente il problema sollevato da Calenda: da una parte c’è il dovere degli agenti di intervenire per proteggere cittadini e colleghi, dall’altra la paura che qualsiasi uso della forza possa trasformarsi in un procedimento giudiziario o in una polemica politica.
Questa condizione, se realmente diffusa, rischierebbe di indebolire la capacità operativa delle forze dell’ordine proprio nei momenti in cui è necessario agire rapidamente. La conseguenza sarebbe una crescente esitazione davanti a episodi potenzialmente violenti.
Il richiamo ai sindaci: «Prima aspetti di capire cosa è successo»
Calenda chiama in causa anche il ruolo dei sindaci, ricordando che chi rappresenta un’istituzione dovrebbe mantenere una posizione equilibrata fino al completamento degli accertamenti.
«E tu, sindaco, prima aspetti di capire cos’è successo».
Il richiamo è rivolto alla responsabilità di chi guida una città e deve rappresentare contemporaneamente i cittadini, le vittime, le famiglie coinvolte e gli agenti impegnati nella tutela dell’ordine pubblico. Secondo il leader di Azione, il primo compito di un amministratore è evitare che dichiarazioni premature aumentino la tensione.
Il punto politico sollevato da Calenda è quindi duplice. Da una parte contesta la tendenza ad accusare immediatamente lo Stato e la polizia. Dall’altra denuncia una condizione nella quale gli agenti potrebbero sentirsi privi di tutela e scoraggiati dall’intervenire.
La sicurezza, nella sua lettura, richiede equilibrio tra controllo sull’operato delle forze dell’ordine e riconoscimento delle difficoltà affrontate sul campo. Per questo, prima di parlare di fallimento dello Stato, Calenda chiede di attendere i fatti e di evitare giudizi che potrebbero trasformare un’indagine ancora aperta in uno scontro politico.
