Annalisa Minetti si commuove parlando della figlia: «Faccio fatica a non vederla»

Annalisa Minetti racconta il dolore di non poter vedere la figlia Elena e la paura di perdere i ricordi legati alle immagini.

Annalisa Minetti si è commossa raccontando uno degli aspetti più dolorosi della propria vita privata: non avere mai potuto vedere sua figlia Elena. Ospite del podcast We Are Freaks, la cantante e atleta paralimpica ha spiegato di conoscere la ragazza attraverso la voce, il tatto e i racconti quotidiani, ma di sentire profondamente la mancanza di un’immagine da conservare.

Il momento più intenso è arrivato mentre parlava del rapporto con la figlia. Senza preparare il passaggio, la Minetti ha ammesso: «Però lei la vorrei vedere, ecco. Faccio fatica a non vederla». Parole pronunciate con evidente emozione, seguite dal tentativo di fermarsi e di riportare il discorso su un terreno più controllato.

La cantante ha chiarito che si tratta di una sofferenza senza una soluzione concreta, impossibile da superare attraverso la semplice accettazione o il racconto pubblico. «Però questa cosa non la posso affrontare. Quindi è inutile che combatta, non c’è una soluzione, quindi è inutile che cerchi di affrontare la cosa. Lo posso solo raccontare. Non è un dolore che parlandone si risolve… no. E lei crescerà, ha avuto le sue evoluzioni, fisicamente… è per me solo una voce. Però… che dico io? Questa cosa non la dovevo dire».

Annalisa Minetti e il dolore di non vedere la figlia Elena

La confessione della Minetti mostra un lato distante dall’immagine pubblica costruita negli anni. Il rapporto con Elena passa attraverso altri sensi e attraverso la descrizione che la figlia fa di se stessa, dei luoghi e delle esperienze vissute. La voce diventa così il principale punto di contatto con i cambiamenti della ragazza.

La cantante ha raccontato di avere assistito alla crescita della figlia senza poterla osservare fisicamente. Le trasformazioni del volto, del corpo e delle espressioni sono arrivate attraverso parole, gesti e dettagli raccontati, ma senza una rappresentazione visiva diretta.

È proprio questo limite a rendere particolarmente complesso il suo dolore. La Minetti non parla soltanto dell’impossibilità di vedere la figlia nel presente, ma anche dell’assenza di un’immagine da custodire nella memoria. Un’assenza che si fa più evidente mentre Elena cresce e attraversa le diverse fasi della vita.

Il timore della cantante è anche quello di trasferire parte di questa sofferenza alla ragazza. I racconti della figlia rappresentano un momento di vicinanza, ma portano con sé la consapevolezza che dietro quelle descrizioni possa esserci anche il dispiacere di non poter condividere completamente ciò che viene narrato.

La paura di perdere i ricordi dopo trent’anni senza vedere

Il secondo passaggio affrontato da Annalisa Minetti riguarda la memoria. La cantante convive con la retinite pigmentosa fin dall’adolescenza. I primi segnali si sono manifestati quando aveva dodici anni, seguiti da un progressivo peggioramento della vista e dall’ipovisione a ventuno anni.

Nel 2023, a quarantasei anni, aveva raccontato di avere perso anche la percezione delle ombre e della luce residua. Da quel momento si è rafforzata una paura diversa: non soltanto non poter vedere ciò che accade oggi, ma perdere lentamente anche le immagini conservate nella mente.

«Da qualche tempo la mia paura più grande è quella di dimenticare i ricordi. C’è questo pensiero che ho condiviso, anche se in maniera sfuggente, ma che torna ogni tanto. Sono 30 anni che sono non vedente e incomincio a fare proprio tanta fatica a ricordare il mare e altre cose. E devo dire che questa cosa un po’ mi spaventa», ha spiegato.

Il ricordo del mare diventa l’esempio concreto di un archivio interiore che rischia di sbiadire. Colori, forme e paesaggi osservati prima della perdita della vista non restano necessariamente immutabili, ma possono diventare meno nitidi con il trascorrere degli anni.

In questo percorso, i racconti di Elena assumono un significato doppio. Da una parte permettono alla madre di entrare in contatto con immagini che non può vedere; dall’altra le ricordano ciò che manca. «E quando mia figlia me le racconta è un’emozione bella, bellissima, ma sento anche la sua di sofferenza. Quindi mi sento di essere a volte un peso per lei, più che per mio figlio».

Lascia un commento