Storace stronca Vannacci: “Farà perdere il centrodestra e andrà a sbattere, la Meloni lo ha capito”

Francesco Storace attacca Roberto Vannacci: poca esperienza politica, nessuna opposizione alle spalle e il rischio di danneggiare il centrodestra.

Francesco Storace lancia un attacco durissimo contro Roberto Vannacci e il progetto politico di Futuro Nazionale. Lo storico esponente della destra italiana mette in discussione l’esperienza e la strategia dell’ex generale, accusandolo di voler percorrere una strada solitaria che potrebbe sottrarre consensi al centrodestra senza offrire una prospettiva realmente competitiva.

Al centro delle dichiarazioni c’è la scelta di Vannacci di costruire un proprio spazio politico, separato dai partiti che sostengono il governo guidato da Giorgia Meloni. Una decisione che, secondo Storace, la presidente del Consiglio avrebbe compreso meglio di altri, intuendone sia le ragioni sia i possibili effetti sugli equilibri della coalizione.

«Vannacci ha deciso di fare il suo gioco. E ci sta. La Meloni lo ha capito più di altri», afferma Storace. Il giudizio diventa però subito più severo: «L’onorevole di Futuro Nazionale vuole fare la propria strada e andrà a sbattere».

Storace contro Vannacci: «Potrà far perdere il centrodestra»

La critica non riguarda soltanto la costruzione di un nuovo partito, ma soprattutto le conseguenze elettorali che la presenza autonoma di Futuro Nazionale potrebbe determinare. Vannacci ha lasciato la Lega e ha dato vita a una formazione collocata alla destra della maggioranza, entrando direttamente in competizione con i partiti guidati da Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani.

Secondo Storace, il progetto potrebbe non avere la forza necessaria per imporsi, ma sarebbe comunque in grado di dividere l’elettorato e rendere più difficile la vittoria della coalizione alle prossime elezioni politiche.

«Perché al massimo potrà far perdere il centrodestra di fronte all’armata Brancaleone», sostiene l’ex presidente della Regione Lazio. L’espressione scelta è un riferimento polemico alle forze di opposizione, considerate da Storace divise e prive di una guida comune, ma potenzialmente favorite da una frammentazione del fronte avversario.

Il nodo è politico prima ancora che numerico. La crescita di Futuro Nazionale, rilevata anche dalle più recenti intenzioni di voto, rischia infatti di modificare i rapporti interni alla destra e di sottrarre consensi soprattutto alla Lega e a Fratelli d’Italia. Per Storace, tuttavia, raccogliere voti attraverso dichiarazioni forti e iniziative mediatiche non equivale a costruire un’alternativa capace di governare.

L’affondo sull’esperienza: «Non sa quanto sia dura la politica»

La parte più pesante dell’intervento riguarda l’esperienza politica di Vannacci. Storace contesta all’ex generale di non aver mai svolto il ruolo dell’oppositore e di non conoscere le difficoltà quotidiane legate alla costruzione di un partito, alla selezione della classe dirigente e al rapporto con gli elettori.

«Ma lui non sa che vuol dire fare opposizione. Non l’ha mai fatta in vita sua», dichiara. Subito dopo aggiunge: «Dice di aver sempre comandato».

Il riferimento è alla lunga carriera militare di Vannacci, considerata da Storace molto diversa dall’attività politica. Guidare una struttura organizzata secondo una gerarchia definita, sostiene implicitamente l’ex ministro, non sarebbe paragonabile alla necessità di conquistare consenso, mediare tra posizioni differenti e assumersi la responsabilità di decisioni che incidono direttamente sugli elettori.

«E non sa nemmeno quanto sia dura la politica: oggi si diverte con video e meme, dire sì o no agli elettori è un po’ più difficile», prosegue Storace.

L’attacco colpisce quindi uno degli elementi centrali della comunicazione di Vannacci: la capacità di ottenere attenzione attraverso slogan, contenuti digitali e prese di posizione divisive. Per Storace, questa visibilità non può sostituire il lavoro necessario per trasformare un seguito personale in un’organizzazione politica stabile.

«Già, la politica: ne ha fatta pochina finora», conclude sul punto, negando che il consenso raccolto dall’ex generale rappresenti già la prova di una piena maturità politica.

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