Meloni sfida il Pd sui minori: “Anche i vostri figli se delinquono, possono andare in carcere”

Scontro sulla norma anti-maranza: Meloni difende la stretta sui minorenni, mentre Pd e M5S denunciano una svolta esclusivamente repressiva.

La nuova norma sulla responsabilità dei minorenni divide il governo e le opposizioni. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni rivendica la stretta contro le baby gang e replica direttamente al Partito Democratico, mentre Debora Serracchiani e il Movimento 5 Stelle accusano l’esecutivo di sacrificare la funzione educativa della giustizia minorile in favore di misure repressive.

Lo scontro è nato dopo un messaggio pubblicato dai deputati del Pd contro il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri. La risposta della premier è arrivata con toni sferzanti: «“Con lei” anche i vostri figli possono andare in carcere se delinquono. Per tutti gli altri – sottolinea Meloni commentando il post dei Deputati Pd – stiamo lavorando perché possano crescere in un’Italia più sicura, con più opportunità e più futuro».

A quella dichiarazione Meloni ha aggiunto una postilla: «P.s. grazie per aver contribuito a far conoscere questa norma di buonsenso».

Norma anti-maranza, Meloni risponde al Partito Democratico

La linea sostenuta dal governo parte da un principio preciso: l’età non può garantire automaticamente l’impunità a chi commette reati all’interno di gruppi violenti. Il provvedimento introduce infatti una presunzione di imputabilità per i ragazzi a partire dai 14 anni, incidendo sul modo in cui viene valutata la loro capacità di comprendere il significato delle azioni compiute.

Anche Fratelli d’Italia è intervenuto per difendere la misura e respingere le accuse delle opposizioni: «Chi commette reati e fa parte di una baby gang dovrà rispondere delle proprie azioni, anche se minorenne. È la stretta anti maranza del Governo Meloni. La sinistra, invece di osteggiarla, dovrebbe sostenerla».

Il partito della premier presenta dunque la norma come una risposta alla criminalità minorile e agli episodi attribuiti alle cosiddette baby gang. L’obiettivo dichiarato è rendere più efficace l’intervento dello Stato nei confronti dei ragazzi coinvolti in aggressioni, rapine e altre condotte penalmente rilevanti.

La questione, tuttavia, non riguarda soltanto l’inasprimento delle conseguenze per chi delinque. Il confronto politico investe il modello stesso della giustizia minorile: da una parte il governo insiste sulla responsabilità individuale e sulla sicurezza; dall’altra le opposizioni temono che la repressione possa prevalere sulla prevenzione e sulla rieducazione.

Serracchiani: «Una legge che riguarda tutti i ragazzi»

La replica più dura dal Partito Democratico è arrivata da Debora Serracchiani, responsabile nazionale Giustizia e deputata dem. L’ex presidente del Friuli Venezia Giulia contesta innanzitutto la definizione di norma “anti-maranza”, considerandola uno slogan che nasconderebbe effetti molto più ampi.

«Altro che norma “anti-maranza”. Quella approvata ieri dal Consiglio dei ministri riscrive in senso repressivo la giustizia minorile e avrà effetti su tutti i minori, sui figli di tutte le famiglie italiane, non su una categoria evocata per esigenze di propaganda», afferma Serracchiani.

La dirigente del Pd lega il provvedimento anche alle altre iniziative adottate dall’esecutivo in materia di sicurezza e ordine pubblico.

«È gravissimo che Giorgia Meloni, nel tentativo di inseguire Vannacci sul terreno della propaganda securitaria, scelga di mettere in discussione i principi della giustizia minorile. Ancora più preoccupante è il combinato disposto con le altre norme approvate da questo governo che restringono gli spazi del dissenso e della protesta».

Nel suo intervento, Serracchiani richiama inoltre la ripresa delle attività scolastiche e delle mobilitazioni studentesche: «A settembre, con la riapertura delle scuole e il ritorno delle mobilitazioni studentesche, migliaia di ragazze e ragazzi torneranno legittimamente nelle piazze. Con queste norme il rischio è che vengano affrontati anzitutto come un problema di ordine pubblico, anziché come cittadini titolari di diritti. È un messaggio profondamente sbagliato».

La conclusione è altrettanto netta: «Dietro lo slogan della “norma anti-maranza” si nasconde una legge che riguarda tutti i ragazzi tra i 14 e i 18 anni. Le conseguenze non ricadranno su un’etichetta inventata dalla propaganda, ma sui figli degli italiani. È una scelta pericolosa, che sacrifica la cultura educativa della giustizia minorile per rincorrere gli slogan dell’estrema destra».

Il M5S contro il governo: «Cacciarli tutti dentro crea un detonatore»

Anche il Movimento 5 Stelle boccia la scelta dell’esecutivo. I rappresentanti pentastellati nelle commissioni Giustizia di Camera e Senato accusano il governo di affrontare la criminalità minorile quasi esclusivamente attraverso nuove pene e misure restrittive.

«La nuova norma proposta alle Camere dal governo che introduce la presunzione di imputabilità dei minorenni a partire dai 14 anni è la dimostrazione che questo governo va avanti a testa basta commettendo sempre gli stessi errori: pensano che scrivendo solo misure repressive e annunciandole a destra e a manca si risolvano i problemi».

La nota è firmata da Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D’Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato. Secondo gli esponenti del M5S, l’aumento delle pene non sarebbe sufficiente senza un rafforzamento delle forze dell’ordine, dei servizi sociali e delle attività educative.

«Quello che il governo non capisce è che i reati devono anche essere anticipati con il presidio del territorio, che manca del tutto perché le forze dell’ordine sono in clamoroso sotto-organico; che il bullismo e la criminalità minorile, problema innegabile e anche allarmante e in rapida crescita, debbano essere affrontati innanzitutto con il lavoro sul disagio sociale e psicologico, con l’educazione».

Il passaggio centrale riguarda le conseguenze di un ricorso crescente alla detenzione: «Le baby gang, i “maranza” – se il governo preferisce questo termine – e ogni forma di delinquenza minorile devono essere innanzi tutto scoraggiati e anticipati da un sistema che costruisca argini, confini, regole, modelli alternativi positivi e percorsi di crescita. Se pensiamo di cacciarli tutti dentro e basta creiamo un detonatore».

Per il M5S, il problema riguarda anche le condizioni degli istituti penali minorili: «Le carceri minorili oggi non rieducano quanto dovrebbero: sono sovraffollate e anche lì il personale pubblico è sottodimensionato, per cui l’attività trattamentale e rieducativa è a rischio».

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