Tommaso Cerno attacca Ilaria Salis dopo la sentenza sui due ex assistenti: «È il socialismo del martello».
Tommaso Cerno si scaglia contro Ilaria Salis dopo la decisione del Tribunale del Lavoro di Milano, che ha accolto il ricorso presentato da due ex collaboratori dell’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra. Al centro dell’attacco ci sono il licenziamento ritenuto privo di giusta causa e il risarcimento complessivo di circa 300mila euro disposto dal giudice.
La vicenda riguarda due assistenti assunti con contratti destinati a durare fino alla conclusione del mandato europeo, ma allontanati dopo pochi mesi. Il giudice ha riconosciuto loro il risarcimento dei mancati guadagni, mentre la parlamentare ha contestato il procedimento e annunciato la volontà di impugnare la decisione.
È su questa contraddizione tra le battaglie politiche in difesa dei lavoratori e il trattamento riservato ai collaboratori che si concentra l’intervento di Cerno. Il giornalista utilizza parole durissime, descrivendo il caso come il simbolo di una sinistra pronta a rivendicare diritti e tutele, ma incapace di applicarli quando assume il ruolo di datore di lavoro.
Cerno contro Ilaria Salis dopo la sentenza sui collaboratori
«Benvenuti nel meraviglioso mondo di Ilaria Salis, l’eroina che trasforma il “compagni, avanti!” nel più prosaico “scappate, che arrivo!”», esordisce Tommaso Cerno.
Il giornalista richiama quindi l’esperienza giudiziaria vissuta dall’eurodeputata in Ungheria, dove era stata accusata di aver partecipato alle aggressioni contro alcuni militanti di estrema destra avvenute a Budapest. Salis ha sempre respinto le accuse. Il processo ungherese è stato successivamente chiuso in seguito al riconoscimento della sua immunità parlamentare europea.
«La paladina della giustizia proletaria, quella che sognava l’internazionalismo a colpi di martello per le strade di Budapest, ha scoperto che la lotta di classe ha un piccolo difetto: bisogna pagare gli stipendi», prosegue Cerno.
La sentenza, in realtà, riguarda principalmente l’interruzione anticipata dei rapporti di lavoro senza una giusta causa dimostrata. Il risarcimento disposto dal tribunale comprende le somme che i due collaboratori avrebbero percepito fino alla naturale scadenza dei rispettivi contratti, oltre alle spese legali.
Per Cerno, tuttavia, il significato politico della vicenda va oltre il contenuto strettamente lavoristico della decisione: «Eccola qui, la nuova sinistra: un mix di radical chic e “padroni bianchi” del secolo scorso».
L’affondo: «Non chiede scusa, si dice vittima»
Il secondo punto dell’attacco riguarda la reazione dell’eurodeputata. Salis ha definito la vicenda «surreale», sostenendo di non essere stata informata correttamente del procedimento e di non aver avuto la possibilità di presentare la propria difesa. Ha inoltre annunciato ricorso contro la sentenza.
Una spiegazione che Cerno respinge completamente: «Condannata per aver licenziato e non pagato i suoi assistenti, la Salis ha reagito con la solita, stucchevole arroganza. Non chiede scusa, si dice vittima».
Il giornalista collega quindi la risposta dell’eurodeputata al tema dell’immunità ottenuta dopo l’elezione al Parlamento europeo: «Perché lei, dall’alto del suo scranno europeo conquistato a furia di immunità, non riconosce i tribunali. La legge è un orpello per i poveri cristi, non per chi incarna la nuova resistenza contro il nulla».
Si tratta di una valutazione politica particolarmente aspra. Salis, infatti, non ha dichiarato di non riconoscere il Tribunale di Milano, ma ha contestato le modalità con cui si è svolto il giudizio e ha affidato la propria reazione agli strumenti previsti dall’ordinamento, annunciando l’appello.
Nelle sue dichiarazioni Cerno richiama anche Susanna Camusso, ex segretaria generale della Cgil, accusando una parte della sinistra di non aver assunto una posizione sufficientemente netta: «Perfino Susanna Camusso, una che di lavoro e padroni se ne intende, ha preferito il silenzio del “Campo largo”, o forse del “campo santo” dei diritti».
Camusso è però successivamente intervenuta sulla vicenda, affermando che i collaboratori avevano fatto bene a rivolgersi al giudice e criticando il ricorso al licenziamento di fronte alle difficoltà nel rapporto di lavoro.
«Il socialismo del martello»: l’attacco politico alla sinistra
Nella parte conclusiva, Cerno allarga il caso dei collaboratori a una critica complessiva dell’area politica e culturale rappresentata da Ilaria Salis. Il giornalista richiama le occupazioni abitative, le proteste violente e i disordini avvenuti a Bologna, costruendo un parallelo tra le diverse vicende.
«Ma il punto è un altro: la Salis è lo specchio di quella Bologna messa a ferro e fuoco, di quell’anarchia che si sposa con l’islamismo radicale e che i sindaci coccolano come un cucciolo irrequieto», afferma.
Il passaggio rappresenta il punto più politico dell’intervento. Cerno non si limita a criticare la gestione dei due rapporti di lavoro, ma attribuisce alla vicenda un valore simbolico, considerandola la prova di un modello fondato sulla contestazione delle regole e sulla pretesa di impunità.
«Tra occupazioni di case, molotov e assistenti non pagati, il modello è chiaro: l’impunità come diritto civile. Inseguono la guerriglia, amano i regimi del Medioriente e schifano la democrazia».
La conclusione è affidata a una formula destinata a sintetizzare l’intero attacco: «È il socialismo del martello: picchiano gli altri, ma al portafoglio tengono tantissimo. Povera sinistra, ridotta a tacere davanti a chi predica la sommossa e pratica il licenziamento».
