Rizzo demolisce Ilaria Salis e Avs: «Nel vecchio Pci avrebbe aperto e chiuso le porte»

Marco Rizzo attacca Ilaria Salis dopo il caso degli ex collaboratori: «Dovrebbe difendere gli operai e invece li licenzia».

Marco Rizzo lancia un durissimo attacco contro Ilaria Salis dopo la decisione del Tribunale del lavoro di Milano sul licenziamento di due suoi ex collaboratori. L’ex deputato accusa l’europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra di contraddire nei fatti i principi politici e sociali che dichiara di rappresentare.

«Ilaria Salis è l’eterogenesi dei fini. È una che dovrebbe difendere gli operai e, invece, li licenzia», afferma Rizzo, mettendo al centro della polemica la distanza tra le battaglie pubbliche dell’eurodeputata e la gestione dei rapporti con i suoi assistenti.

Il tribunale ha riconosciuto ai due ex collaboratori un risarcimento complessivo di 300.900 euro, oltre alle spese legali, ritenendo non dimostrata la giusta causa per l’interruzione anticipata dei contratti. La decisione è di primo grado ed è stata contestata da Salis, che ha annunciato l’impugnazione.

Marco Rizzo contro Ilaria Salis: «Deve ringraziare Orbán»

Secondo Marco Rizzo, la carriera politica europea di Ilaria Salis sarebbe stata favorita proprio dalle vicende giudiziarie vissute in Ungheria e dalla forte contrapposizione tra le istituzioni europee e il governo guidato da Viktor Orbán.

«Credo che Ilaria Salis abbia nel portafoglio il santino di Viktor Orbán perché, se non ci fosse stato lui in Ungheria, lei non sarebbe europarlamentare», dichiara l’ex parlamentare.

Per Rizzo, se la stessa vicenda fosse avvenuta in un altro Paese europeo, la candidatura di Salis non avrebbe probabilmente assunto la medesima rilevanza politica: «Se lei avesse fatto in Francia, Spagna o in Germania quel che ha fatto in Ungheria sarebbe ancora una persona qualunque».

L’ex deputato attribuisce quindi la sua elezione al particolare momento politico creatosi attorno al governo ungherese: «Grazie a Orbán, che era attenzionato dall’Unione Europea per le sue posizioni sovraniste e per la sua opposizione alle armi in Ucraina, lei ha goduto del cosiddetto “fattore C” che nella vita conta».

Il giudizio sulle capacità politiche dell’eurodeputata è altrettanto severo: «Una come lei, in una sezione del vecchio Partito Comunista, forse, avrebbe potuto a malapena aprire e chiudere le porte».

Rizzo critica anche la struttura di vertice di Alleanza Verdi e Sinistra, richiamando il ruolo di Nicola Fratoianni ed Elisabetta Piccolotti: «D’altra parte, il suo è un partito dove i due leader, marito e moglie, sono entrambi deputati. Tutto legittimo, però, quando si fa politica, due coniugi non ricoprono lo stesso ruolo apicale».

Da Salis a Roggero, l’accusa sui “due pesi e due misure”

L’ex deputato allarga poi il ragionamento alle candidature costruite attorno a persone coinvolte in vicende di cronaca. Dopo il caso di Aboubakar Soumahoro e quello di Ilaria Salis, Rizzo contesta l’utilizzo elettorale di episodi giudiziari o di forte impatto mediatico.

«Adesso potrebbero candidare anche qualche parente del marocchino morto a Bologna. Credo che usare i fatti di cronaca per scolpire i temi della politica sia sbagliato», sostiene.

Il riferimento è alla morte di Abderrahim Fakir e alle proteste avvenute successivamente a Bologna. Secondo Rizzo, le vicende personali non dovrebbero essere trasformate automaticamente in candidature o simboli politici.

Lo stesso principio viene applicato al caso di Mario Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto al suo negozio.

«Penso a Roggero che deve uscire dal carcere non perché lo candidano, ma perché bisogna saper discernere», afferma Rizzo.

L’ex parlamentare confronta la sua condizione con quella di uno dei cittadini statunitensi condannati per l’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega: «Uno dei due americani che hanno ammazzato il carabiniere Cerciello Rega, per esempio, si trova ai domiciliari col braccialetto elettronico a Fregene a casa della nonna».

«Questo orefice che, sì, ha commesso un eccesso di legittima difesa, viene incarcerato per 15 anni, ma è chiaro che a 72 anni si fa l’ergastolo. Basta con i due pesi e le due misure», conclude sul punto. La pena definitiva inflitta a Roggero è di 14 anni e nove mesi, mentre il gioielliere ha oggi 72 anni.

L’affondo sulla sinistra: «Ora sono soltanto stronzi»

Il passaggio più duro riguarda la trasformazione culturale della sinistra italiana. Per Rizzo, il comportamento attribuito a Salis non rappresenterebbe soltanto una forma di doppia morale, ma la perdita dei principi fondamentali che un tempo caratterizzavano quell’area politica.

«In questo caso, non si tratta neppure di doppia morale. La verità è che a certi politici mancano proprio i fondamentali tant’è vero che la sinistra di oggi ha barattato i diritti sociali con i diritti civili», afferma.

L’ex deputato rivendica quindi la centralità che il lavoro, i salari e le condizioni materiali avevano nella sinistra del passato: «Questa è una sinistra priva di morale verso la quale provo tutto il mio disprezzo».

La conclusione è affidata a un giudizio ancora più tagliente: «Quando eravamo di sinistra per davvero pensavamo di cambiare il mondo e pensavamo di essere migliori rispetto ai nostri avversari e, quindi, eravamo anche un po’ stronzi. Ora, quelli di sinistra sono soltanto stronzi».

Rizzo indica infine due priorità politiche completamente diverse da quelle perseguite dai partiti progressisti: la neutralità internazionale dell’Italia e la tutela del denaro contante.

«Dovremmo essere neutrali come la Svizzera e introdurre il contante in Costituzione per difendersi dall’euro digitale perché, con l’IA, basta un bug nel sistema informatico e rischiamo di perdere tutti i nostri risparmi».

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