Vittorio Feltri interviene sul caso Ilaria Salis e accusa la sinistra di incoerenza nella difesa dei lavoratori e delle loro tutele.
Vittorio Feltri interviene sulla controversia giudiziaria che coinvolge Ilaria Salis e due suoi ex collaboratori, concentrando l’attenzione soprattutto sul significato politico della vicenda. Il giornalista non anticipa il possibile esito definitivo del procedimento, ma utilizza la decisione di primo grado del Tribunale del Lavoro di Milano per contestare quella che considera una profonda contraddizione della sinistra sul tema del lavoro.
Il tribunale ha stabilito che l’europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra non avrebbe dimostrato l’esistenza di una giusta causa per l’interruzione anticipata dei rapporti professionali. È stato quindi disposto un risarcimento complessivo di 300.900 euro, al quale si aggiungono le spese legali. Salis ha contestato integralmente la decisione, sostenendo di non aver ricevuto la notifica dell’udienza, e ha presentato appello. Il giudizio non è dunque definitivo.
Caso Ilaria Salis, Feltri: «La vicenda ha un valore simbolico»
«La vicenda è interessante non tanto per la sorte giudiziaria di Ilaria Salis, sulla quale sarà la magistratura a pronunciarsi definitivamente, quanto per il suo valore simbolico», afferma Feltri.
Il giornalista parte dalla necessità di distinguere la decisione giudiziaria di primo grado dal giudizio politico. La responsabilità definitiva dell’europarlamentare dovrà essere stabilita nei successivi passaggi processuali. Nel frattempo, però, la sentenza offre secondo Feltri lo spunto per interrogarsi sulla coerenza di chi ha costruito una parte rilevante della propria identità politica sulla tutela dei lavoratori.
«Esiste una sentenza di primo grado del Tribunale del Lavoro di Milano che afferma che due collaboratori sono stati licenziati senza giusta causa e dispone un risarcimento superiore ai 300mila euro», osserva.
Feltri ricorda quindi la posizione assunta dall’europarlamentare: «Salis ha già annunciato appello, contesta integralmente la decisione e sostiene di non aver potuto partecipare, suo malgrado, al giudizio».
Salis ha dichiarato di non aver mai avuto la possibilità di difendersi perché non avrebbe ricevuto la notifica del procedimento. Ha inoltre sostenuto che l’interruzione dei rapporti non fosse arbitraria, ma motivata dalla necessità di tutelare il corretto esercizio del proprio mandato e l’impiego delle risorse pubbliche.
Nel suo intervento, Feltri aggiunge che le difficoltà nelle notifiche sarebbero legate alla situazione anagrafica dell’europarlamentare. Si tratta di una ricostruzione inserita dal giornalista nella propria riflessione e non dell’elemento centrale accertato dalla decisione sul rapporto di lavoro.
L’attacco alla sinistra: «Impartisce lezioni ogni giorno»
La parte più dura dell’intervento riguarda il rapporto tra la sinistra e il mondo del lavoro. Secondo Feltri, da decenni i partiti progressisti rivendicano una superiorità morale nella difesa dei dipendenti, dei precari e delle persone professionalmente più vulnerabili.
«Inevitabile per me compiere una riflessione. Da decenni la sinistra rivendica una sorta di monopolio morale sul tema del lavoro. Ogni giorno impartisce lezioni a imprenditori, governi, cittadini», afferma.
L’accusa non riguarda il diritto della sinistra a difendere i lavoratori, ma la distanza che talvolta emergerebbe tra le dichiarazioni pubbliche e i comportamenti concreti.
«Ogni giorno ci spiega che cosa significhi tutelare il lavoratore, garantire la dignità dell’occupazione, combattere la precarietà. Poi, quando la teoria incontra la pratica, accadono episodi che raccontano una realtà assai meno edificante».
Per Feltri, la vicenda dei due ex collaboratori diventa quindi un banco di prova politico. Chi assegna grande importanza ai diritti del lavoro dovrebbe applicare gli stessi principi anche quando si trova direttamente nella posizione di datore di lavoro o responsabile di rapporti professionali.
«È curioso osservare come coloro che fanno della morale il proprio mestiere finiscano spesso per inciampare proprio sul terreno dove si proclamano maestri».
L’affondo prosegue con una critica alla tendenza della sinistra a dividere il confronto pubblico tra soggetti considerati moralmente accettabili e avversari giudicati estranei ai valori democratici e solidali.
«La sinistra ama distribuire pagelle etiche. Stabilisce chi sia civile, chi democratico, chi solidale, chi meritevole di appartenere al consesso delle persone perbene».
Feltri: «La coerenza non può valere soltanto quando la chiediamo noi»
Secondo Feltri, il punto centrale non è la possibilità di commettere errori, ma la necessità di rispettare nella pratica gli stessi valori invocati nel confronto politico.
«Il problema è che la coerenza dovrebbe precedere le lezioni. Che la teoria dovrebbe affiancarsi alla pratica. Che quello che si proclama dovrebbe trovare corrispondenza nel comportamento».
Il giornalista sottolinea che la tutela del lavoro non può essere considerata un principio valido soltanto quando viene utilizzato per contestare un governo, un imprenditore o una parte politica avversaria.
«Se davvero si ritiene che il lavoro rappresenti un valore sacro, allora quel principio deve valere sempre. Non soltanto quando serve per attaccare il governo di turno o per organizzare una manifestazione in piazza».
Feltri richiama quindi la mobilitazione politica nata negli anni precedenti attorno alla detenzione di Ilaria Salis in Ungheria. In quel caso furono sollevati temi legati alle garanzie processuali, alle condizioni di detenzione e alla tutela dei diritti dell’imputata.
«Trovo singolare anche un altro aspetto. La vicenda personale di Ilaria Salis ha suscitato, negli ultimi anni, una mobilitazione politica e umana enorme. Si è parlato di garanzie, di diritti, di tutele, di comprensione. Ed è un principio condivisibile».
Proprio quella mobilitazione rende, secondo il giornalista, ancora più rilevante il contenuto della decisione milanese: «Proprio per questo sorprende leggere una sentenza che riguarda due lavoratori ai quali, secondo il Tribunale del Lavoro, è stata negata quella tutela che la sinistra invoca continuamente per tutti gli altri».
Il procedimento resta aperto e l’appello potrà confermare, modificare o annullare la decisione di primo grado. Feltri, tuttavia, concentra la propria conclusione esclusivamente sul piano politico e morale: «La coerenza è una virtù esigente: non può valere solo quando siamo noi a chiederla».
