Scontri No Tav in Val di Susa: assaltati i cantieri di Chiomonte e San Didero, chiusa l’A32. Meloni e Salvini difendono gli agenti.
Pietre, razzi e bombe carta contro le forze dell’ordine, due camionette dei Carabinieri incendiate e diversi roghi sviluppati nell’area dei cantieri. È degenerata in violenti scontri la manifestazione No Tav organizzata sabato 25 luglio in Val di Susa, con i momenti più critici registrati a Chiomonte e San Didero.
Centinaia di attivisti con il volto coperto si sono staccati dal corteo e hanno tentato di superare le recinzioni poste a protezione delle aree interessate dai lavori della linea ferroviaria Torino-Lione. Le forze dell’ordine hanno risposto con lacrimogeni e idranti, mentre per ragioni di sicurezza è stato chiuso un tratto dell’autostrada A32 Torino-Bardonecchia, tra Oulx e Susa Est.
La protesta era partita dietro lo striscione «C’eravamo, ci siamo, ci saremo. Ora e sempre No Tav». Una parte della manifestazione si è svolta senza incidenti, ma gruppi appartenenti all’ala più radicale hanno raggiunto i cantieri e dato inizio agli assalti. La giornata si è così trasformata da corteo contro l’Alta Velocità a operazione di ordine pubblico, con infrastrutture danneggiate e mezzi dello Stato dati alle fiamme.
Scontri No Tav a Chiomonte e San Didero
A San Didero alcune centinaia di attivisti hanno lanciato pietre e bombe carta contro gli agenti schierati nei pressi del cantiere. Gli scontri sono durati circa venti minuti e le forze dell’ordine hanno utilizzato lacrimogeni per disperdere i gruppi più aggressivi.
La situazione più grave si è verificata a Chiomonte, dove numerosi manifestanti incappucciati, tra i quali sarebbero stati presenti anche cittadini stranieri, soprattutto francesi, hanno raggiunto l’area recintata. Alcuni di loro avrebbero utilizzato flessibili e altri strumenti per aprire varchi nelle protezioni.
Una volta entrati, gli attivisti hanno lanciato pietre, razzi e artifici esplosivi contro gli agenti. Nel corso dell’assalto sono state incendiate due camionette dei Carabinieri e sono stati appiccati diversi roghi all’interno del sito. Le immagini dei mezzi in fiamme hanno provocato immediate reazioni politiche.
Un altro gruppo aveva in precedenza raggiunto il presidio dei Mulini e abbattuto alcuni jersey, gli sbarramenti collocati per delimitare le zone sottoposte a controllo. L’intervento delle forze dell’ordine ha impedito che l’avanzata proseguisse ulteriormente.
La chiusura dell’A32 è stata disposta per evitare rischi agli automobilisti e consentire le operazioni di sicurezza. Le tensioni hanno avuto ripercussioni anche sulla circolazione ferroviaria nella zona, con ritardi segnalati lungo la linea.
I controlli prima del corteo e il materiale sequestrato
Alla vigilia della manifestazione, la Prefettura di Torino aveva adottato misure straordinarie per impedire l’avvicinamento ai cantieri e alle infrastrutture sensibili. Il prefetto Donato Giovanni Cafagna aveva vietato ai partecipanti di raggiungere le autostrade, coprirsi il volto o portare bottiglie di vetro e oggetti utilizzabili negli scontri.
La Questura di Torino aveva inoltre emesso complessivamente 14 provvedimenti tra Daspo urbani e fogli di via. Durante i controlli erano stati sequestrati fionde, petardi, razzi e altri materiali considerati potenzialmente offensivi.
Giovedì sera la Polizia di Stato aveva fermato tre cittadini francesi che percorrevano la strada statale 24 a bordo di un’automobile. Nel portabagagli sarebbero stati trovati numerosi artifici pirotecnici, fumogeni, petardi, tronchesi, cesoie e un flessibile alimentato da due batterie.
Gli agenti avrebbero inoltre rinvenuto caschi, maschere, occhiali, indumenti utilizzabili per nascondere l’identità, bombolette spray, benzina, altri liquidi e diverse schede Sim separate dai rispettivi telefoni cellulari.
Il Tribunale di Torino ha successivamente convalidato i provvedimenti disposti dal questore per l’allontanamento immediato dei tre cittadini dal territorio italiano per ragioni di ordine e sicurezza pubblica.
Le misure preventive non sono però riuscite a impedire l’arrivo di altri gruppi organizzati né l’introduzione nell’area di materiali usati durante gli assalti.
Meloni: «Chi attacca le forze dell’ordine attacca lo Stato»
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha condannato con fermezza le violenze e ha espresso solidarietà agli uomini e alle donne in divisa impegnati nella gestione degli scontri.
«Chi lancia bombe carta, incendia mezzi dello Stato e aggredisce le Forze dell’Ordine non sta difendendo un’idea, sta attaccando lo Stato. A Chiomonte, dopo quanto accaduto nei giorni scorsi a Bologna, ancora una volta donne e uomini in divisa sono stati bersaglio della violenza di delinquenti incappucciati. A loro va la mia solidarietà e quella del Governo. La violenza non piegherà lo Stato: chi serve l’Italia non sarà mai lasciato solo», ha dichiarato Meloni.
Durissima anche la reazione del vicepresidente del Consiglio e leader della Lega, Matteo Salvini, che ha attribuito alla sinistra una responsabilità politica nel clima di ostilità verso gli agenti.
«Inaccettabile. Ecco i frutti avvelenati e violenti di una sinistra che da troppo tempo alimenta odio e delegittimazione contro le Forze dell’Ordine e chi indossa una divisa. Piena solidarietà agli agenti», ha scritto Salvini.
Il governo considera quanto avvenuto non una normale manifestazione di dissenso, ma un attacco organizzato contro lo Stato, le infrastrutture e le forze incaricate di proteggerle. Le indagini dovranno ora ricostruire le diverse fasi degli assalti, identificare i responsabili degli incendi e verificare la provenienza dei materiali utilizzati contro gli agenti.
