Il mezzo era impegnato in un trasferimento sanitario quando si è ribaltato. Un ferito trasportato in elisoccorso a Catanzaro, ma tutti fuori pericolo.
Attimi di paura lungo l’Autostrada del Mediterraneo (A2), nel tratto compreso tra gli svincoli di Vazzano e Sant’Onofrio, in provincia di Vibo Valentia. Nel pomeriggio di sabato 28 giugno, un’ambulanza della Misericordia di Orta Nova si è ribaltata durante un trasporto sanitario dalla Sicilia alla Puglia, provocando il ferimento di uno degli occupanti, trasportato in elisoccorso all’ospedale di Catanzaro. Fortunatamente, non è in pericolo di vita.
A bordo del mezzo si trovavano l’autista, due soccorritori, il paziente e la moglie. A riferire dell’accaduto è stata la Confederazione nazionale delle Misericordie, che ha immediatamente espresso vicinanza ai colleghi coinvolti.
Provvidenziale l’intervento di un’altra ambulanza di passaggio, che ha prestato i primi soccorsi e allertato il sistema di emergenza. Sul posto sono giunti i vigili del fuoco, le forze dell’ordine, il personale Anas e diversi mezzi sanitari da Vibo Valentia. Gli altri quattro occupanti sono stati medicati sul posto o trasportati per accertamenti. Nessuno versa in gravi condizioni.
Il presidente delle Misericordie d’Italia, Domenico Giani, ha commentato l’accaduto:
“Questi episodi ci ricordano con forza quanto impegno e dedizione, ma anche quanto rischio accompagni ogni giorno chi si mette a disposizione del prossimo nei servizi sanitari e di emergenza. Ai nostri confratelli e alle persone trasportate va il nostro pensiero più sincero e l’augurio di una pronta guarigione”.
Anche il sindaco di Orta Nova, Domenico Di Vito, ha voluto esprimere solidarietà ai volontari della Misericordia coinvolti nell’incidente:
“Fortunatamente, nessuno ha riportato gravi conseguenze, e questa è la notizia che ci dà sollievo e speranza in un momento tanto delicato. Siamo vicini a voi con il pensiero e con il cuore, consapevoli dell’impegno e del coraggio che ogni giorno mettete al servizio della comunità. Vi aspettiamo a casa!”
Il fatto ha riacceso i riflettori sui rischi quotidiani affrontati dai volontari impegnati nei servizi sanitari, soprattutto nei trasporti a lunga percorrenza.
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