L’ex senatore del Pd critica duramente la deriva personalistica della politica e boccia la leadership sia a destra che all’opposizione.
Luigi Zanda, storico esponente della sinistra e tra i fondatori del Partito Democratico, ha lanciato un duro atto d’accusa contro lo stato attuale della politica italiana. In un’intervista ha denunciato la trasformazione dei partiti in semplici movimenti personali: “I partiti sono stati trasformati in movimenti comandati da leader che parlano per slogan”, ha dichiarato, con un riferimento esplicito alla crisi di rappresentanza che colpisce sia la destra che la sinistra.
Secondo Zanda, l’unica figura di rilievo nella destra è Giorgia Meloni, ma nemmeno lei sarebbe in grado di rappresentare l’intero Paese. “A destra l’unica leader è Giorgia Meloni, che però non riesce a fare la presidente del Consiglio per tutto il Paese e lo fa solo per la sua parte”, ha sottolineato.
Il giudizio di Luigi Zanda è ancora più severo nei confronti dell’opposizione, dove individua una doppia debolezza politica: “Schlein e Conte non hanno né la forza politica, né il credito o il carisma per poter aspirare alla leadership del centrosinistra”, ha affermato.
Per l’ex senatore, la frammentazione delle alleanze può essere superata solo se esiste un soggetto forte attorno al quale costruire un progetto. “Le coalizioni tra partiti e partitini possono funzionare soltanto se c’è un partito forte attorno al quale gli altri possano ritrovarsi. Ma per ottenere questo obiettivo bisogna rinforzare e allargare il Pd”, ha spiegato. E proprio su Elly Schlein ha puntato il dito: “Mi sembra che Schlein non si occupi molto del partito, anzi mi sembra che sia infastidita dal centro del suo partito”.
Una condizione che, secondo Zanda, spiega anche la difficoltà del Pd nel crescere nei consensi. “Il Pd resta inchiodato a quel 21, 22 per cento che gli danno i sondaggi”, ha dichiarato.
Tra i punti più critici sollevati da Zanda c’è la genesi della segreteria Schlein, che, a suo dire, ha compromesso la possibilità di un partito realmente inclusivo. “Rispetto Schlein ma la verità va detta: lei non era iscritta al Pd e per statuto non era candidabile, Enrico Letta ha modificato le regole ad personam alla vigilia delle primarie e lei ha perso tra gli iscritti ed è stata eletta dai non iscritti”, ha ricordato.
Alla luce di questo, secondo Zanda, ci si sarebbe dovuti attendere una guida capace di unire e non di dividere. “Vista la genesi della sua segreteria, c’era da aspettarsi una gestione unitaria del partito, non di maggioranza. È questo il freno a mano che non apre il dibattito all’interno del Pd”, ha concluso.
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