Alberto Trentini è rinchiuso da otto mesi senza accuse formali. La madre chiede aiuto alla premier: “Presidente Meloni, intervenga da madre a madre”.
“Ogni mattina gli parlo: porta pazienza, Alberto”. La voce è quella della madre di Alberto Trentini, l’italiano detenuto da oltre otto mesi in Venezuela, privo di qualsiasi accusa formale. La donna denuncia condizioni di detenzione “indicibili” e un silenzio istituzionale che aggrava l’angoscia della famiglia.
Dal momento dell’arresto, Trentini ha avuto diritto a una sola telefonata, concessa lo scorso maggio. Poi più nulla. “Non sappiamo come sta, né perché sia stato fermato”, spiega la madre, che vive in un limbo fatto di attese, incubi e preghiere.
Secondo le informazioni ricevute, Alberto è rinchiuso in un contesto carcerario estremamente duro: solo 45 minuti d’aria ogni due giorni, isolamento quasi totale, nessun contatto con l’esterno. L’ipotesi che serpeggia tra i familiari è drammatica: Trentini potrebbe essere trattenuto come merce di scambio, in un contesto di tensioni diplomatiche tra Caracas e l’Occidente.
“Siamo soli, impotenti, sospesi nel vuoto. Alberto non è un criminale, ma un cittadino italiano dimenticato all’estero”, afferma la madre, che da settimane cerca di rompere l’indifferenza.
Con voce spezzata dall’emozione, la madre di Alberto Trentini si rivolge direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con parole semplici e dirette: “Le parlo da madre: intervenga. Questo dolore è insostenibile”.
Un grido disperato, che cerca di rompere il muro della burocrazia e richiamare l’attenzione delle istituzioni italiane su una vicenda umana e diplomatica troppo a lungo ignorata.
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