Il partito di Schlein scivola nei sondaggi mentre il M5S avanza. Il caos tra le Regioni agita il centrosinistra. E Conte detta la linea da “giudice” politico
«Forza che ce la possiamo fare». L’incitamento arriva dal “comandante” al quartier generale del Pd, ma suona più come un auto-incoraggiamento disperato. I numeri parlano chiaro: secondo l’ultima rilevazione di Nando Pagnoncelli, i dem sono inchiodati al 21,1%, a un passo dai minimi storici. Peggio solo il Movimento 5 Stelle al 14,3%, ma il distacco tra i due si assottiglia. Intanto Fratelli d’Italia resta saldo al 28% e Giorgia Meloni osserva dall’alto la rissa nel centrosinistra.
È paradossale la reazione del Partito democratico dopo le inchieste che hanno travolto i propri uomini a Milano e Pesaro. Al posto della fermezza, la resa: “tappeti rossi” per il partner scomodo, il Movimento 5 Stelle, che ora detta legge nel campo largo. Una subalternità che rischia di costare cara, specie in vista delle prossime elezioni regionali in Marche, Toscana, Campania e Puglia.
Matteo Ricci, il candidato “congelato” alle Marche, entra in confessionale: «Alle 15 ho ricevuto l’avviso di garanzia, alle 17 sia Schlein che Conte avevano tutte le carte». L’ex premier, da “avvocato del popolo”, si è ormai trasformato in pubblico ministero anti-Pd, lanciando una crociata morale che imbarazza gli alleati.
Le tensioni non si limitano alle Marche. In Campania, la candidatura di Roberto Fico è osteggiata da Vincenzo De Luca, che pretende la sua “rosa” di nomi, minacciando di calare sei liste personali. In Toscana, il M5S si prepara a sostenere Eugenio Giani, incassando in cambio un premio politico: assessorati e forse la vicepresidenza.
In Puglia, la situazione è ancora più esplosiva: Antonio Decaro non intende fare passi indietro, mentre Michele Emiliano reclama un posto in lista. L’ex sindaco di Bari lancia un messaggio neanche troppo velato: «Sto bene a Bruxelles», che suona come un ultimatum a Roma: o si ferma Emiliano, o il Pd si spacca.
Una nuova batosta arriva da un sondaggio su Francesco Acquaroli nelle Marche: il candidato del centrodestra è ampiamente in testa. Intanto Ricci, in piena bufera, si lancia in un tour dal sapore propagandistico: “Ricci on the beach”. Ma al Nazareno si parla solo di una cosa: accontentare Conte in tutto, anche a costo di dimenticare la vocazione maggioritaria del partito.
Il tentativo di unità si è ormai trasformato in una resa tattica, come ammette anche Sandro Ruotolo: «Dobbiamo costruire la massima unità dovunque». Ma le parole d’ordine sono impotenza e disorientamento. Il campo largo, così come immaginato, non esiste più. È un progetto disgregato, fatto di ricatti, faide personali e paura dei sondaggi.
Con una leadership silenziosa e un partito sempre più debole, Elly Schlein si ritrova in balia degli eventi, mentre Giuseppe Conte si rafforza, trasformando ogni processo politico in un’aula di tribunale. Il Pd arranca, e anche l’ultimo bastione, quello morale, è ormai crollato.
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