Un generale, Roberto Vannacci, che parla di esplosivi come metafora e difende ogni parola del suo libro, stasera sul palco a Piacenza tra contestazioni e applausi.
“Maneggio gli esplosivi da esperto, e dunque con grande prudenza. Se il mio pamphlet è scoppiato tra le mani di qualcuno, quello non sono certo io”. Con queste parole il generale Roberto Vannacci, 55 anni, descrive il clamore nato attorno al suo libro “Il mondo al contrario”, pubblicato in maniera indipendente e capace di raggiungere 230mila copie vendute. Una cifra che ha trasformato un’opera pensata per pochi in un fenomeno editoriale e politico. “Il caso Vannacci non è colpa di Vannacci”, ha aggiunto, sottolineando come l’esplosione del dibattito sia frutto di chi ha voluto speculare su frasi controverse.
L’ex comandante della Folgore e del reggimento d’assalto “Col Moschin” stasera sarà a Piacenza, al teatro President, su invito dell’Unione dei giuristi cattolici. Un incontro molto atteso, al centro di polemiche e di contestazioni annunciate, che conferma l’attenzione mediatica intorno all’ufficiale.
Molte polemiche sono nate dalle dichiarazioni contenute nel volume. Dalla frase su Paola Egonu, “che non sembra un’italiana”, a quella sugli omosessuali “che non sono normali”. “La critica deve essere abrasiva e diretta, altrimenti non è critica ma piaggeria. Non ritratterei nulla perché nel libro non c’è nessuna lesione della dignità di alcuno”, ha ribadito.
Sul caso Egonu ha spiegato: “Certo, i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità. Se andassi in Giappone, nessuno mi scambierebbe per giapponese, proprio per il mio aspetto caucasico. Nessuna discriminazione, né implicazioni razziste”. Quanto agli omosessuali, ha insistito sul concetto statistico di normalità: “Uno alto due metri e 20 non è normale, uno col 58 di piede non è normale. La normalità è solo un dato statistico”.
Le accuse di razzismo le respinge con forza: “Ho passato la mia vita a combattere fianco a fianco con persone dalla pelle scura. Nel mio agire non c’è traccia di azioni xenofobe o misogine”.
Il generale non nasconde la sua ostilità verso il cosiddetto pensiero unico: “Non voglio essere imbrigliato da nessuno nella mia lettura della realtà. Voglio essere libero di dire anche cose sbagliate. Però dire cose sbagliate non può essere un reato”. Rivendica anche il “diritto all’odio”, definito come sentimento inevitabile: “Odio chi maltratta gli anziani. Ma un conto è il sentimento, un altro è trasformarlo in atto delinquenziale”.
Sulle critiche riguardo alla neutralità delle forze armate precisa: “Io parlo a titolo personale, non di politica. Non c’è nel libro una parola sui partiti. Le mie affermazioni sono state strumentalizzate a fini politici, ma quello non sono io”.
Sul futuro non si sbilancia: “Ho vissuto con lo zaino pronto tutta la vita, senza sapere dove sarei stato il giorno dopo. Potrei occuparmi della mia famiglia, di imprenditoria o anche di politica. Non mi ipoteco il futuro”.
Alla domanda se si senta un “vecchio arnese”, ribatte: “Al contrario, mi sento molto originale. Mi considero il primo degli anormali”. Quanto a un possibile seguito del suo libro, ammette: “È possibile una prosecuzione, magari sulla scuola, che per me è un altro mondo al contrario”.
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