Vittorio Feltri ospite di Piero Chiambretti durante la quarta puntata del programma di Rai3 "Donne sull'orlo di una crisi di nervi", Milano, 2 ottobre 2024. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO
Il direttore onorario di Libero ironizza sul caso Ranucci e accusa la sinistra di doppio standard: “Meloni è il premier più solido, ma continuano a parlare di fascismo inesistente”.
Per Vittorio Feltri, la politica italiana è ormai “un esperimento di fisica dei paradossi”. In un lungo intervento, il giornalista descrive un Paese dove “chiunque sia di destra viene regolarmente mortificato, ghettizzato, criminalizzato”, indipendentemente dal suo ruolo o dalle sue idee. “Non importa – spiega – se abbia governato l’Italia per anni o stia semplicemente pubblicando un giornale: per certi ambienti ideologici, il marchio dell’infamia è automatico”.
Feltri denuncia una strategia che definisce “antica e logora”, consistente nel “non combattere l’avversario con le idee, ma nel demonizzarlo, riducendolo a una caricatura grottesca, trasformandolo in un pericolo pubblico”. E cita il caso di Silvio Berlusconi, sottolineando come “per trent’anni lo hanno attaccato, ma il risultato è stato cinque governi e milioni di italiani che, fino all’ultimo, lo hanno amato”.
Oggi, sostiene Feltri, “lo stesso copione si ripete con Giorgia Meloni, che nonostante gli anatemi della sinistra è il presidente del Consiglio con il consenso più solido e longevo degli ultimi decenni”.
Il direttore onorario di Libero affronta poi la polemica sul giornalista Sigfrido Ranucci, vittima di un recente attacco politico e oggetto di una campagna di solidarietà bipartisan. “Nutro per lui un certo rispetto professionale – ammette Feltri – ma quando si lamenta del ‘clima d’odio’ e lo attribuisce ai giornali di centrodestra, sostenuto da Elly Schlein in versione cappuccetto rosso con l’indice puntato, la questione si fa surreale”.
Feltri ribalta lo schema delle accuse e sottolinea: “A parti inverse, se a subire l’attentato fosse Mario Giordano o Paolo Del Debbio, gli stessi indignati avrebbero rispolverato il solito ‘se la sono cercata’. Il doppio standard della sinistra è così palese da non fare più nemmeno effetto”.
Secondo Feltri, la narrazione della “resistenza permanente” non funziona più. “L’Italia non è in mano a squadre di manganellatori – scrive – ma a un governo democraticamente eletto che sta cercando di fare ordine dove per anni ha regnato il caos”.
E aggiunge con la consueta ironia: “La cosa più divertente è che mentre la sinistra parla di fascismo inesistente, perde elezioni a raffica, non trova un leader credibile e si barrica in salotti autoreferenziali da cui non uscirà mai”.
Nella chiosa finale, Feltri torna alla metafora iniziale: “Se vuoi capire l’Italia di oggi, forse davvero servono i fisici quantistici. Perché solo in un universo parallelo può esistere un’ideologia che accusa l’avversario di odio mentre lo insulta, lo diffama e lo teme. E che, nonostante tutto, continua a restare sconfitta”.
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