Feltri attacca: “Meloni odiata perché funziona, come Berlusconi”
Il direttore onorario di Libero ironizza sul caso Ranucci e accusa la sinistra di doppio standard: “Meloni è il premier più solido, ma continuano a parlare di fascismo inesistente”.
“La destra viene sempre demonizzata, ma la gente non ci crede più”
Per Vittorio Feltri, la politica italiana è ormai “un esperimento di fisica dei paradossi”. In un lungo intervento, il giornalista descrive un Paese dove “chiunque sia di destra viene regolarmente mortificato, ghettizzato, criminalizzato”, indipendentemente dal suo ruolo o dalle sue idee. “Non importa – spiega – se abbia governato l’Italia per anni o stia semplicemente pubblicando un giornale: per certi ambienti ideologici, il marchio dell’infamia è automatico”.
Feltri denuncia una strategia che definisce “antica e logora”, consistente nel “non combattere l’avversario con le idee, ma nel demonizzarlo, riducendolo a una caricatura grottesca, trasformandolo in un pericolo pubblico”. E cita il caso di Silvio Berlusconi, sottolineando come “per trent’anni lo hanno attaccato, ma il risultato è stato cinque governi e milioni di italiani che, fino all’ultimo, lo hanno amato”.
Oggi, sostiene Feltri, “lo stesso copione si ripete con Giorgia Meloni, che nonostante gli anatemi della sinistra è il presidente del Consiglio con il consenso più solido e longevo degli ultimi decenni”.
“Il caso Ranucci è la prova del doppio standard”
Il direttore onorario di Libero affronta poi la polemica sul giornalista Sigfrido Ranucci, vittima di un recente attacco politico e oggetto di una campagna di solidarietà bipartisan. “Nutro per lui un certo rispetto professionale – ammette Feltri – ma quando si lamenta del ‘clima d’odio’ e lo attribuisce ai giornali di centrodestra, sostenuto da Elly Schlein in versione cappuccetto rosso con l’indice puntato, la questione si fa surreale”.
Feltri ribalta lo schema delle accuse e sottolinea: “A parti inverse, se a subire l’attentato fosse Mario Giordano o Paolo Del Debbio, gli stessi indignati avrebbero rispolverato il solito ‘se la sono cercata’. Il doppio standard della sinistra è così palese da non fare più nemmeno effetto”.
“La sinistra parla di fascismo ma non trova più un leader”
Secondo Feltri, la narrazione della “resistenza permanente” non funziona più. “L’Italia non è in mano a squadre di manganellatori – scrive – ma a un governo democraticamente eletto che sta cercando di fare ordine dove per anni ha regnato il caos”.
E aggiunge con la consueta ironia: “La cosa più divertente è che mentre la sinistra parla di fascismo inesistente, perde elezioni a raffica, non trova un leader credibile e si barrica in salotti autoreferenziali da cui non uscirà mai”.
Nella chiosa finale, Feltri torna alla metafora iniziale: “Se vuoi capire l’Italia di oggi, forse davvero servono i fisici quantistici. Perché solo in un universo parallelo può esistere un’ideologia che accusa l’avversario di odio mentre lo insulta, lo diffama e lo teme. E che, nonostante tutto, continua a restare sconfitta”.
