Italia & Dintorni

Marta Kostyuk durissima prima della semifinale con Andreeva: “Il tuo paese sta uccidendo altra gente”

Marta Kostyuk vola in semifinale al Roland Garros e rilancia la sua posizione contro le tenniste russe dopo gli attacchi su Kiev.

Marta Kostyuk in semifinale al Roland Garros dopo il derby ucraino

Marta Kostyuk ha raggiunto le semifinali del Roland Garros 2026 dopo una vittoria sofferta contro la connazionale Elina Svitolina, battuta con il punteggio di 6-3, 2-6, 6-2 in un quarto di finale segnato da un clima emotivo molto pesante. La partita tra le due tenniste ucraine è arrivata a poche ore da una nuova ondata di attacchi russi su Kiev, dove il bilancio indicato dalle autorità parla di 22 morti.
Il successo sportivo di Kostyuk si intreccia così con una tensione che va oltre il campo. La prossima avversaria sarà infatti Mirra Andreeva, tennista russa, e la prospettiva del confronto ha riportato al centro la posizione della giocatrice ucraina, che dal 2022 evita la stretta di mano con rivali russe che non abbiano preso pubblicamente le distanze dalla guerra.
Per Kostyuk, il tennis non può essere separato da ciò che accade nel suo Paese. Nei giorni precedenti aveva raccontato, in lacrime, del missile caduto non lontano dalla casa dei suoi genitori. Dopo la vittoria contro Svitolina, la 23enne ha ribadito una linea netta, destinata a pesare anche sulla semifinale contro Andreeva.

Le parole di Kostyuk sulle tenniste russe

La posizione di Marta Kostyuk nasce dal contesto della guerra iniziata dalla Russia contro l’Ucraina. La giocatrice considera insufficiente il silenzio di molti atleti russi e chiede prese di posizione più chiare, soprattutto da chi continua a competere nei principali tornei internazionali.
In conferenza stampa, alla tennista è stato chiesto un commento su alcune frasi pronunciate da Diana Shnaider e Mirra Andreeva. Shnaider, dopo una partita contro Oliynykova, aveva spiegato il proprio approccio dicendo: “Non sto giocando contro un’avversaria, sto giocando contro una palla perché la palla è la stessa”. Andreeva, parlando di un match contro una giocatrice ucraina, aveva usato una formula simile: “Cerco davvero di giocare contro la palla che mi viene incontro, non importa contro chi sto giocando”.
Parole che possono essere lette come il tentativo di restare sul piano sportivo, evitando riferimenti diretti alla guerra. Kostyuk, però, ha risposto senza nascondere la propria distanza da questa impostazione: “Non sono più frustrata, ma vorrei maggiore chiarezza – ha ammesso Kostuyk -. Sono tutti adulti. Sanno di cosa stanno parlando, sanno cosa sta succedendo. Hanno telefoni, hanno Instagram, hanno le notizie. Sono chiaramente consapevoli di ciò che sta accadendo. Se è qualcosa che vogliono evitare di discutere, devono conviverci loro, non io”.

L’affondo prima della semifinale contro Andreeva

Il passaggio più duro è arrivato quando Marta Kostyuk ha collegato direttamente il silenzio degli atleti russi alla responsabilità morale davanti alla guerra. La tennista ha spiegato che ognuno può scegliere come comunicare, ma ha ribadito di aspettarsi una posizione più netta da chi proviene dal Paese aggressore.
“Vorrei che ci fosse una posizione più chiara su ciò che sta accadendo, soprattutto quando il tuo paese sta uccidendo altra gente. Non so come si possa dormire sonni tranquilli la notte sapendo che sta succedendo questo e non avendo niente da dire in merito. Non ho molto altro da aggiungere”.
Nel suo ragionamento, Kostyuk ha richiamato anche il caso di Daria Kasatkina, tennista che ha assunto la nazionalità australiana dopo aver espresso pubblicamente opinioni critiche sul conflitto. L’ucraina ha ricordato le pressioni subite dalla collega, compresi episodi intimidatori che avrebbero coinvolto la famiglia, citando “persone che si sono presentate alla porta dei suoi famigliari”.
La semifinale tra Kostyuk e Andreeva si presenta quindi come una sfida sportiva caricata da un significato ulteriore. In campo ci sarà l’accesso alla finale del Roland Garros, ma fuori dal punteggio resterà il peso di una guerra che continua a segnare il percorso delle atlete ucraine nel circuito internazionale.