Vittorio Feltri al Circolo Canottieri Aniene durante la presentazione del libro ''Com'era bello l'inizio della fine - I grandi incontri della mia vita', Roma 16 Maggio 2022. ANSA/GIUSEPPE LAMI.
Nel suo ultimo editoriale su Il Giornale, Vittorio Feltri torna a puntare il dito contro quello che definisce un vero e proprio “rituale” dei sindacati: lo sciopero del venerdì.
Rispondendo a un lettore, Feltri ha criticato duramente la frequenza e il tempismo scelto dai sindacati per le loro mobilitazioni:
“È diventato, per certa sindacanza, un rito liturgico: si annuncia l’astensione dal lavoro come si annunciavano le feste comandate”, scrive.
Il direttore, pur ribadendo che lo sciopero è un diritto sacrosanto e costituzionale, contesta “l’abuso e l’irrilevanza degli obiettivi”, sottolineando come molti cortei si riducano a esibizioni mediatiche, prive di proposte concrete e dannose per i lavoratori che invece una retribuzione la perdono davvero.
Nel frattempo, la quotidianità del Paese ne paga il prezzo:
Per Feltri, tutto questo rappresenta “una tassa occulta sul lavoro degli altri”.
Il direttore invita i sindacati a recuperare il valore originario dello sciopero, che dovrebbe essere un gesto eccezionale e non un appuntamento prevedibile.
“Da liberale pratico ritengo che sia ora di dire no agli scioperi-fotocopia del venerdì, che diventano rumore di fondo”, afferma.
E conclude con una frase destinata a far discutere:
“La verità è che il lavoro regge l’Italia, non i cortei rituali.”
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