Rizzo punge Vannacci, “Ora è seduto al ristorante del potere”
Le parole di Marco Rizzo scuotono il dibattito: attacchi trasversali, giudizi netti su destra e sinistra, critiche a Mia Bintou Diop e dubbi su Roberto Vannacci.
L’affondo contro destra e sinistra e la visione “popolo contro élite”
Il leader di Democrazia Sovrana Popolare, Marco Rizzo, esclude ogni collocazione nei poli tradizionali, sostenendo che destra e sinistra siano ormai “due facce della stessa medaglia”.
Rivendica un’alternativa costruita sul rapporto diretto con chi produce ricchezza, dichiarando che l’obiettivo è “unire il ceto medio produttivo con la classe lavorativa contro la grande finanza e le banche”.
Anche sul piano elettorale rifiuta compromessi: in Veneto, precisa, il movimento corre “da solo contro tutti”, chiarendo che eventuali intese sarebbero discusse unicamente sui contenuti. E aggiunge che si potrebbe dialogare solo se il Governo cambiasse radicalmente linea internazionale:
“se la Meloni sospendesse immediatamente qualunque aiuto all’Ucraina e riprendesse il gas russo togliendo le sanzioni alla Russia si potrebbe discuterne”.
Sui temi istituzionali non usa mezzi termini: sostiene il “sì” al referendum sulla giustizia e liquida il dibattito sui tre mandati come una manovra interna ai partiti, affermando che “se uno è bravo deve restare, se è un deficiente deve andarsene”.
Storia, politica e tensioni attuali: Moro, fascismo e rischi futuri
Il giudizio di Rizzo sul fascismo è netto, ma accusa parte della sinistra di usare l’antifascismo come “inutili passerelle mediatiche”. Sul tema del terrorismo rifiuta allarmismi, dichiarando:
“Mi auguro proprio di no”, riferendosi all’ipotesi di un ritorno delle Brigate Rosse, ricordando che mezzo secolo fa lo scontro armato “faceva ridere il potere vero”. Torna poi sulla vicenda di Aldo Moro, esprimendo una posizione che alimenta il dibattito storico:
“Moro fu sacrificato per volontà degli Stati Uniti; non si voleva un cambio politico del Paese. Poi chi lo uccise materialmente non lo so”.
L’intervista tocca anche il nodo dell’informazione: denuncia un “bavaglio persino sui social” e sostiene che viviamo “in una dittatura totalitaria”, accusando gli editori di condizionare l’opinione pubblica. Consiglia di leggere molto ma con spirito critico, arrivando a dire che “la cosa importante dopo aver letto i giornali è fare l’opposto di quello che suggeriscono”.
Attacchi a Mia Bintou Diop e un affondo su Roberto Vannacci
Il passaggio più duro riguarda la nomina della ventitreenne Mia Bintou Diop a vicepresidente della Regione Toscana. Rizzo afferma: “Questa ragazzina del Pd ha solo 23 anni, non so se per i capelli rasta o per cosa è stata nominata vice presidente della giunta regionale.
Berlinguer si rivolterebbe nella tomba”. Una frase destinata a far discutere per toni e riferimenti. Non risparmia poi critiche a Roberto Vannacci, con cui in passato aveva condiviso iniziative pubbliche.
Sostiene che la sua attuale collocazione nella Lega ne riveli i limiti politici, chiedendosi come si comporterà quando il Governo dovrà votare nuovamente le sanzioni contro la Russia: “farà una battaglia su questo?”. La metafora culinaria con cui descrive l’ex alleato è tagliente:
“avrebbe potuto costruire con me un ottimo barbecue, ma si sarebbe dovuta tagliare la legna, mettere la carne sulla graticola, preparare i condimenti e seguire minuto per minuto la brace; lui, invece, ha preferito sedersi comodamente in un ristorante già apparecchiato”.
Nell’analizzare le difficoltà dei piccoli movimenti, Rizzo rivela che in Veneto spenderanno “5mila euro con 4 milioni di abitanti”, definendo la sfida “dura” ma confidando nella propria determinazione.
Conclude parlando del futuro del Quirinale: secondo lui “è già tutto previsto da tempo”, indicando tra i possibili successori di Sergio Mattarella figure come Walter Veltroni, Mario Draghi, Dario Franceschini e Paolo Gentiloni.