Roberto Vannacci interviene dopo le recenti polemiche sostenendo di essere stato accusato non per frasi pronunciate, ma per contenuti omessi su temi storici controversi.
Le recenti polemiche riguardanti Roberto Vannacci hanno riportato al centro del dibattito pubblico alcune sue considerazioni storiche espresse sui social.
L’interessato sostiene di essere stato messo sotto accusa per un contenuto che non riguarderebbe ciò che avrebbe effettivamente detto, bensì ciò che non avrebbe menzionato.
Le critiche si concentrano in particolare su un post online nel quale era riportata, in forma virgolettata, un’affermazione dello storico Francesco Perfetti in relazione al quadro politico italiano del 1921 e al percorso istituzionale attraverso il quale furono approvate le leggi tra il 1923 e il 1938.
Secondo i detrattori, tali indicazioni avrebbero omesso elementi fondamentali per la comprensione del periodo storico, generando una rappresentazione ritenuta riduttiva.
Vannacci, al contrario, afferma che l’accusa sarebbe costruita sull’interpretazione libera di fatti documentati e facilmente verificabili tramite fonti archivistiche.
Nel suo intervento, Roberto Vannacci respinge l’idea che il semplice richiamo alle procedure legislative dell’epoca possa essere interpretato come una giustificazione di atti successivi, come l’approvazione delle leggi razziali del 1938, che non vengono mai citate direttamente nel testo contestato.
Sottolinea inoltre che la valutazione di una norma non dipende dal soggetto che la approva, indicando come esempio alcuni provvedimenti rimasti in vigore in Italia fino agli anni Ottanta e Novanta e oggi considerati socialmente e giuridicamente superati.
A titolo comparativo riporta anche il caso delle leggi segregazioniste statunitensi, richiamando come tali misure fossero state approvate e confermate dalle istituzioni dell’epoca senza per questo perdere la loro natura discriminatoria.
Secondo Vannacci, dunque, l’analisi delle procedure legislative non costituirebbe un giudizio di merito, ma la semplice ricostruzione di un contesto formale.
Nel proseguire la sua argomentazione, Roberto Vannacci fa riferimento alle norme definite “leggi memoriali”, richiamando un passaggio del filosofo Alain de Benoist relativo al ruolo delle leggi nella definizione della verità storica.
Secondo tale interpretazione, il rischio sarebbe quello di utilizzare strumenti normativi per limitare il dibattito accademico su periodi storici particolarmente sensibili.
Vannacci inserisce la propria vicenda in questo quadro, sostenendo che la contestazione nei suoi confronti deriverebbe dall’assenza di un preambolo esplicito e severo verso le vicende del ventennio fascista, ritenuto necessario da parte di chi interpreta il dibattito storico secondo una prospettiva obbligatoria.
La posizione espressa sarebbe quindi quella di un richiamo al metodo storico e alla distinzione tra ricostruzione dei fatti e giudizio morale, ribadendo che la citazione di uno studioso non equivarrebbe all’adesione al suo pensiero.
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