Ucraina, “Milioni spariti e diserzioni record”, il j’accuse di Roberto Vannacci
Le nuove dichiarazioni di Roberto Vannacci accusano Kiev di corruzione diffusa e di un esodo giovanile senza precedenti, denunciando norme europee sempre più restrittive verso chi fugge dal conflitto.
Corruzione e ricostruzione mancata secondo Vannacci
Le ultime affermazioni di Roberto Vannacci riportano al centro della discussione pubblica il tema della corruzione in Ucraina e il modo in cui, a suo dire, sarebbe stata gestita la ricostruzione. In un passaggio particolarmente duro, il generale parla di “100 milioni di dollari sottratti alla ricostruzione e nascosti nelle ville e sui conti all’estero di imprenditori, funzionari e ministri fedelissimi del presidente Zelensky”, denunciando un sistema che, sempre secondo la sua ricostruzione, drenerebbe risorse vitali mentre il Paese continua a vivere una guerra senza tregua.
Le parole del generale arrivano in un momento in cui il conflitto resta centrale nel confronto politico italiano e europeo, e il riferimento diretto alla leadership di Kiev accende nuovamente le tensioni attorno al sostegno occidentale al governo ucraino.
L’esodo dei giovani e le diserzioni al centro delle critiche
Oltre al tema della corruzione, Vannacci sottolinea anche la questione demografica legata alla guerra, descrivendo un Paese in cui i giovani tentano in massa di fuggire dal conflitto. “160.000 le diserzioni di giovani nel 2025 in Ucraina”, afferma, aggiungendo un dato ancor più significativo: “100.000 giovani sotto i 24 anni hanno lasciato l’Ucraina da agosto a oggi”.
Secondo la visione esposta dal generale, si tratterebbe della prova che una parte consistente della popolazione più giovane non vuole combattere e cerca piuttosto rifugio altrove. A suo dire, ciò contrasterebbe con la narrazione dominante secondo cui il popolo ucraino sarebbe compatto nella volontà di resistere sul campo.
Polonia e Germania sotto accusa per il possibile giro di vite sulle uscite dall’Ucraina
Nel suo intervento, Vannacci critica apertamente anche alcuni Paesi europei: “Si apprende che proprio Polonia e Germania vogliono inasprire le norme in modo da non consentire più a questi giovani di poter espatriare dall’Ucraina”.
Il generale sostiene che tali decisioni contraddirebbero lo spirito del diritto di asilo, ricordando che “certamente non si può dire che quei giovani ucraini non scappino da una guerra”. Con questa osservazione, punta il dito contro quella che considera una doppia morale dell’Europa, accusata di essere selettiva nell’applicazione dei principi umanitari.
Le sue parole, destinate a fare discutere, si inseriscono nel più ampio dibattito sulle politiche migratorie, sulla gestione del conflitto e sul ruolo dell’Unione Europea nei confronti di Kiev.