Covid, accuse esplosive, ricatto a Sileri dal gabinetto Speranza, “Stai buono o tiro fuori i dossier”
Le rivelazioni in commissione su pressioni, minacce e caos interno al Ministero della Salute durante la prima ondata denunciate da esponenti di Fratelli d’Italia.
Le parole emerse nell’audizione di Pierpaolo Sileri davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta riportano il clima indurito dei primi mesi del Covid, quando il Ministero della Salute era al centro di tensioni che, secondo vari esponenti politici, avrebbero inciso sulle scelte cruciali per il Paese.
Il caso Zaccardi e il presunto messaggio intimidatorio rivolto a Sileri
Secondo la ricostruzione del senatore Franco Zaffini, esponente di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Sanità e Lavoro del Senato, durante la prima ondata dell’emergenza la situazione interna al dicastero guidato da Roberto Speranza sarebbe stata caratterizzata da fratture profonde. Zaffini parla di un ambiente segnato da attriti, nel momento in cui il governo Conte II imponeva limitazioni drastiche ai cittadini. Al centro della vicenda c’è il presunto ricatto ai danni dell’allora viceministro Pierpaolo Sileri. Il riferimento è a un messaggio attribuito a Goffredo Zaccardi, capo di gabinetto di Speranza, che avrebbe scritto: «Stai buono o tiro fuori i dossier che ho nel cassetto». Una frase che, se confermata, rivelerebbe un metodo di gestione interno fondato su pressioni improprie e tensioni personali nei mesi più delicati della crisi sanitaria. Durante l’audizione, Sileri ha spiegato di aver scelto di non presentare appello contro la decisione di archiviazione nei confronti di Zaccardi, aggiungendo che la decisione fu presa dopo aver ricevuto le scuse. Per Zaffini, tuttavia, ciò non attenua la gravità dell’episodio né le responsabilità politiche di chi aveva affidato quel ruolo a Zaccardi, sottolineando come tali dinamiche interne abbiano condizionato una fase in cui era necessario coesione e rapidità decisionale.
Le accuse di disordine gestionale: dalla circolare Tachipirina al caso dei primi contagi
Alle parole di Zaffini si uniscono le critiche della deputata Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Covid. La parlamentare richiama la circolare del Ministero della Salute dell’aprile 2020, quella che adottava la combinazione “Tachipirina e vigile attesa” come indicazione terapeutica iniziale. Buonguerrieri giudica «estremamente grave» che, durante l’audizione, Sileri abbia dichiarato di non conoscere l’autore del documento e di non essere stato informato della sua imminente pubblicazione, evidenziando una frattura tra i vertici politici e l’apparato tecnico. La deputata ha poi aggiunto un ulteriore dettaglio emerso in commissione: Sileri avrebbe appreso del contagio della coppia di turisti cinesi a Roma, i primi due casi di Covid registrati in Italia, non tramite comunicazioni ufficiali ma guardando la televisione insieme alla moglie. Un particolare che, secondo Buonguerrieri, mostrerebbe una mancanza totale di coordinamento nella gestione delle comunicazioni interne. Le ricostruzioni fornite dagli esponenti di FdI delineano un quadro in cui le decisioni politiche e operative sarebbero state condizionate da disordine, conflitti personali e scarsa condivisione delle informazioni, in una fase in cui il Paese affrontava una delle sue prove più difficili.
Un quadro politico che si riapre nella commissione d’inchiesta
Il lavoro della commissione prosegue, mentre le dichiarazioni raccolte rilanciano interrogativi già emersi durante le prime fasi dell’emergenza. Secondo gli esponenti di Fratelli d’Italia, gli episodi raccontati da Sileri rafforzerebbero l’immagine di un ministero travolto da tensioni interne in un momento in cui avrebbe dovuto garantire coesione e chiarezza. Il dibattito rimane acceso: la commissione dovrà continuare a esaminare documenti e testimonianze per chiarire la portata delle responsabilità politiche emerse.
