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Cruciani esplode: “Se i carabinieri finiscono a processo per inseguire i delinquenti, lo Stato è finito”

Giuseppe Cruciani difende i militari accusati di omicidio stradale dopo un inseguimento a Milano e lancia l’allarme: così si paralizzano le forze dell’ordine.

L’affondo di Giuseppe Cruciani sugli inseguimenti

Le dichiarazioni di Giuseppe Cruciani accendono il dibattito sul ruolo delle forze dell’ordine e sui limiti dell’azione repressiva dello Stato. Il giornalista e conduttore radiofonico non nasconde la propria indignazione davanti all’ipotesi di contestare l’omicidio stradale a due Carabinieri coinvolti in un inseguimento.

“Mi fa ridere l’idea che ci siano due carabinieri che fanno un inseguimento e che vengono accusati di omicidio stradale”, afferma Cruciani, sottolineando come questa fattispecie venga normalmente contestata a civili che guidano in stato di ebbrezza o a velocità eccessiva, non a militari impegnati in un’operazione di polizia. Il punto, secondo il conduttore, è che quei militari stavano svolgendo il loro dovere: inseguivano due soggetti a bordo di una moto rubata, potenzialmente pericolosi e non identificati. Una circostanza che, a suo giudizio, cambia radicalmente il quadro della vicenda.

Otto chilometri di inseguimento e il nodo dello speronamento

Nel ragionamento di Giuseppe Cruciani pesa anche la dinamica dei fatti. L’inseguimento, ricorda, è durato otto chilometri, dal centro di Milano fino alla periferia.

“Bisogna ricordarle queste cose”, insiste, evidenziando come non si sia trattato di un episodio isolato o improvvisato. Sul contatto tra la gazzella dei Carabinieri e la moto inseguita, Cruciani non usa giri di parole: “Li hanno urtati? Probabilmente sì”.

Ma è proprio qui che introduce una posizione destinata a far discutere. Secondo il giornalista, dovrebbe esistere “il diritto allo speronamento” per le forze dell’ordine, perché è impensabile che poliziotti e carabinieri non possano utilizzare ogni mezzo per fermare dei delinquenti in fuga. L’idea che un’azione di questo tipo possa automaticamente trasformarsi in un procedimento penale viene definita come una follia capace di svuotare l’autorità dello Stato.

Il timore di una polizia paralizzata

La parte più allarmante dell’intervento di Giuseppe Cruciani riguarda le conseguenze future.

Se militari e agenti sanno che, al termine di un inseguimento finito male, rischiano un processo per omicidio stradale, con avvocati da pagare e risarcimenti da affrontare, chi si assumerà ancora la responsabilità di intervenire? Cruciani si immedesima nei Carabinieri e nei poliziotti che conosce: alcuni continueranno a fare il loro dovere, ma altri, “giustamente”, si fermeranno.

Non per vigliaccheria, ma per paura di finire travolti da procedimenti giudiziari. Il risultato, secondo questa analisi, sarebbe uno Stato più debole, in cui gli inseguimenti vengono evitati e i criminali sanno di poter contare su un margine di impunità. Una prospettiva che Cruciani considera devastante per la sicurezza pubblica e per l’equilibrio tra legalità e tutela di chi è chiamato a farla rispettare.

Published by
Francesco Paolo Antonicelli

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