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Di Pietro scuote la politica: “Così controllano il voto degli italiani all’estero”

Antonio Di Pietro denuncia presunti brogli sul voto estero per il referendum: parla di buste organizzate, schede compilate all’insaputa degli elettori e chiede una legge urgente.

L’accusa dell’ex Pm e l’ombra dei brogli sul referendum

«Il vecchio mestiere non me lo sono scordato». Con questa premessa Antonio Di Pietro rilancia una denuncia che scuote il dibattito politico alla vigilia del referendum sulla separazione delle carriere.

L’ex magistrato di Mani Pulite, oggi in prima linea per il , parla apertamente di presunti meccanismi organizzati per controllare e orientare il voto degli italiani residenti all’estero.

Un’accusa pesante, formulata a Napoli durante un’iniziativa pubblica del Comitato Sì Separa, promosso dalla Fondazione Luigi Einaudi.

Secondo Di Pietro, esisterebbero “gruppi organizzati, appartenenti a specifici partiti politici e sindacati” che starebbero già predisponendo “buste” di voti da far arrivare in Italia, sfruttando il sistema del voto per corrispondenza.

Voti che, a suo dire, verrebbero espressi “all’insaputa” degli elettori legittimati, con il rischio concreto di falsare l’esito di una consultazione referendaria. Un’ipotesi che l’ex Pm definisce “detonante” e che decide di rendere pubblica “prima che sia troppo tardi”.

Il metodo denunciato e i numeri del voto estero

Nel suo intervento, Antonio Di Pietro entra nel dettaglio del meccanismo che, a suo giudizio, renderebbe vulnerabile il voto degli italiani all’estero.

Parla di organizzazioni che raccolgono elenchi di elettori iscritti all’Aire, costruiscono e spediscono i plichi elettorali, arrivando persino a inserire il voto al posto del diretto interessato.

Gli iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero sono circa 6 milioni e mezzo. Alle elezioni politiche del 2022, gli aventi diritto erano oltre 4 milioni e 700mila, ma a votare per la Camera furono poco più di 1 milione e 250mila elettori.

Numeri che, secondo Di Pietro, possono incidere in modo decisivo in una competizione referendaria. “Voti che spostano il risultato”, insiste l’ex magistrato, ribadendo che il rischio non è teorico ma concreto.

“Un fatto che rischia di determinare una falsificazione del risultato”, afferma, spiegando di voler denunciare pubblicamente la questione proprio per evitare che l’esito venga condizionato da pratiche irregolari.

Il contesto politico e le reazioni sul palco

L’intervento di Di Pietro avviene in un contesto politicamente significativo. All’iniziativa napoletana erano presenti anche Carlo Calenda, leader di Azione, e Gian Domenico Caiazza, presidente del Comitato della Fondazione Einaudi ed ex numero uno dell’Unione delle Camere Penali.

Durante l’evento è stato lanciato anche il Comitato “Giustizia senza confini – Italiani nel Mondo per il Sì al Referendum”, coordinato dal deputato di Fratelli d’Italia Andrea Di Giuseppe, eletto nella Circoscrizione Estero.

Di Pietro ha inoltre lanciato una sfida diretta a Nicola Gratteri per un confronto pubblico sulla riforma della giustizia, ma è sul tema del voto estero che il suo intervento ha suscitato maggiore attenzione.

Una questione che, negli ultimi anni, è già stata al centro di esposti, polemiche e inchieste giudiziarie e giornalistiche.

Le inchieste passate e l’appello finale al governo

Il voto degli italiani all’estero, escluse le elezioni europee dove è previsto il voto in presenza, avviene per corrispondenza.

I plichi vengono inviati dagli elettori alle ambasciate, che li spediscono poi in Italia per lo scrutinio. Negli anni, questo sistema è stato associato a numerose criticità: schede smarrite, voti attribuiti a persone decedute, plichi abbandonati o intercettati da soggetti definiti “cacciatori di schede”.

A partire dal 2013, diverse inchieste giornalistiche hanno documentato anomalie, mentre dopo le politiche del 2022 la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per presunti brogli, in particolare in Sud America, dove risiede la maggioranza degli iscritti all’Aire.

Da qui l’appello conclusivo di Antonio Di Pietro: una legge “di un solo articolo” che consenta agli italiani all’estero di votare di persona presso ambasciate e consolati, presentandosi con un documento di identità.

Un invito rivolto direttamente al governo, perché, sostiene l’ex Pm, “fa ancora in tempo” a intervenire prima del referendum.

Published by
Emanuele Larocca

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