Durante l’Angelus di Santo Stefano, Papa Leone XIV denuncia l’emarginazione di chi sceglie la Pace, richiamando il martirio come testimonianza attuale di giustizia e fede.
Nel giorno dedicato a Santo Stefano, primo martire del cristianesimo, Papa Leone XIV ha pronunciato un’omelia particolarmente incisiva durante l’Angelus, affacciandosi dalla finestra del Palazzo Apostolico in Vaticano.
Il Pontefice ha richiamato la figura di Stefano come esempio di chi ha scelto la Pace e il servizio ai poveri anteponendoli alla paura e all’egoismo. Un modello che, secondo il Papa, resta attuale ogni volta che nel mondo qualcuno sceglie la giustizia anche quando comporta un costo personale, quando mette gli altri prima di sé e non arretra davanti alle difficoltà.
Nel suo intervento, Leone XIV ha sottolineato come oggi chi “crede alla Pace” venga spesso “ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici”.
Un passaggio che ha suscitato attenzione anche per il riferimento implicito agli scenari internazionali segnati dalla guerra, in particolare al conflitto tra Russia e Ucraina.
Già il giorno di Natale, dal balcone di piazza San Pietro, il Papa aveva invitato Mosca e Kiev a trovare “il coraggio del dialogo” per porre fine alla guerra iniziata nel febbraio 2022.
Secondo Leone XIV, la bellezza del messaggio cristiano, incarnato da Gesù e dai martiri, è una “bellezza respinta” perché smaschera l’ingiustizia e mette in discussione il potere fondato sulla paura.
Rievocando il significato del martirio, il vescovo di Roma ha ricordato come le prime generazioni cristiane parlassero del “natale” di Santo Stefano, indicando il martirio come una nascita al cielo.
“Il martirio è nascita”, ha spiegato, perché lo sguardo della fede riesce a vedere luce anche dove sembrerebbe esserci solo buio.
Negli Atti degli Apostoli, ha ricordato il Papa, chi assistette alla morte di Stefano rimase colpito dalla luce del suo volto e delle sue parole. Un volto che non si sottrae alla storia ma la attraversa con amore, rendendo visibile l’amore divino apparso in Gesù.
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