Secondo il sondaggista Antonio Noto, il consenso attorno a Giorgia Meloni resta elevato nel 2026, con una maggioranza stabile e una dinamica politica definita un’anomalia positiva.
A oltre tre anni dall’insediamento del governo guidato da Giorgia Meloni, i numeri delle rilevazioni demoscopiche continuano a mostrare una tenuta che, nel panorama politico recente, appare fuori dagli schemi.
A definirla una vera e propria “anomalia positiva” è Antonio Noto, presidente di Noto Sondaggi, che analizza l’andamento del consenso parlando di una maggioranza arrivata a questa fase “in maniera abbastanza tonica”.
Secondo i dati citati dal sondaggista, a gennaio 2025 Fratelli d’Italia si attestava tra il 28 e il 28,5 per cento. La fine dell’anno ha visto il partito chiudere intorno al 30 per cento, con una stabilità successiva tra il 30 e il 31 per cento.
Un incremento di circa quattro punti rispetto al 2022, quando la formazione guidata dalla premier aveva ottenuto il 26 per cento.
Anche l’intera coalizione di centrodestra, sempre secondo Noto, avrebbe registrato un aumento complessivo di circa due punti nell’arco di un anno.
Il quadro che si apre all’inizio del 2026 viene descritto come un unicum rispetto alle esperienze degli ultimi governi, caratterizzati spesso da rapide fasi discendenti nei consensi.
Nell’analisi di Antonio Noto non emergono segnali di cedimento imminente.
Al contrario, la proiezione per i prossimi mesi restituisce l’immagine di una presidente del Consiglio politicamente solida e, potenzialmente, ancora in crescita. «In proiezione vediamo una presidente del Consiglio molto stabile ma anche potenzialmente in incremento», osserva il sondaggista.
La fiducia personale nella premier viene stimata intorno al 44 per cento, un valore che tiene conto sia del ruolo di leader di partito sia di quello istituzionale.
«Se questi indicatori non calano nel 2026, vuol dire arrivare alle prossime elezioni con un capitale politico molto elevato», sottolinea Noto, evidenziando come la continuità dei numeri rappresenti l’elemento più rilevante dell’attuale fase politica.
Questa stabilità viene definita “anomalia” proprio perché in controtendenza rispetto alla fisiologia dei governi italiani, che storicamente registrano una progressiva erosione del consenso con il passare del tempo.
L’analisi del consenso non ignora però gli aspetti economici. Antonio Noto invita a una lettura più articolata quando si entra nel merito del potere d’acquisto.
«Se chiediamo ai cittadini se il potere d’acquisto è aumentato o diminuito in questi anni, il giudizio si fa più tiepido», spiega, precisando che la percezione prevalente è di una situazione rimasta sostanzialmente invariata.
Secondo il sondaggista, il punto centrale risiede nel rapporto tra la premier e l’elettorato.
«È come se Meloni avesse stabilito un legame sentimentale con gli italiani, che non la accusano di aver peggiorato le condizioni», afferma, aggiungendo che molti cittadini ritengono necessari tempi lunghi perché le politiche producano effetti concreti.
Sul fronte opposto, l’opposizione resta sullo sfondo. «Non si vede un’alternativa a questo governo», osserva Noto, spiegando che anche tra gli insoddisfatti prevale l’idea che l’attuale esecutivo possa ancora incidere.
«I cittadini pensano che il governo abbia messo la prima marcia ma abbia il know how per inserire la seconda e la terza», conclude, richiamando il tema della credibilità come fattore chiave del consenso.
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