Caracas vive ore di paura dopo la cattura di Nicolás Maduro: niente feste, nessuna protesta contro gli Usa. La popolazione è stremata, l’esercito diviso, il regime isolato.
Nessuna folla in strada, nessuna celebrazione visibile, nessuna protesta contro il blitz statunitense. A Caracas il silenzio che ha seguito la cattura di Nicolás Maduro non è consenso, ma paura. A raccontarlo è un cittadino italiano residente in Venezuela, intercettato dall’agenzia Adnkronos, che ha chiesto l’anonimato per timore di ritorsioni.
“Direi che l’85% della popolazione è contenta, anche se non si festeggia, perché dopo 26 anni di regime c’è molta paura”, spiega. Il clima è segnato dall’incertezza più totale: nessuno sa se il regime cadrà definitivamente o se seguiranno nuovi attacchi americani.
Secondo il racconto, l’assenza di reazioni popolari non è casuale. La repressione sistematica degli ultimi decenni ha lasciato una società paralizzata, dove anche un cambiamento epocale viene vissuto con prudenza estrema. La gente osserva, attende, ma non si espone.
A rafforzare l’idea di un regime ormai logoro è il modo in cui si sarebbe svolta l’operazione. “Fa specie che elicotteri americani siano arrivati nel centro di Caracas senza essere avvistati dalla difesa aerea venezuelana, e in una notte di luna piena”, osserva l’italiano.
Secondo questa ricostruzione, prende corpo l’ipotesi che Maduro e la moglie Cilia Flores siano stati consegnati da una parte degli apparati militari. Un esercito sempre meno compatto, come dimostrerebbe anche l’apparizione televisiva del ministro della Difesa Vladimir Padrino, comparso senza il consueto contorno di alti ufficiali.
La sensazione diffusa è che una parte delle forze armate abbia deciso di non difendere più un potere diventato insostenibile, scegliendo di abbandonare il presidente al suo destino.
Alla base del collasso, secondo il testimone, ci sarebbe il crollo del sistema economico che per anni ha tenuto in piedi il regime. “Ormai il sistema non regge più. Con il traffico di droga e il contrabbando di petrolio strangolati dal blocco americano, non ci sono più i soldi per pagare i militari”, spiega.
Non si tratta degli stipendi ufficiali, ma delle tangenti che per anni hanno garantito fedeltà e silenzi. Venuto meno questo meccanismo, l’equilibrio interno si è spezzato. “Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni – conclude – nessuno si aspettava che gli americani sarebbero arrivati a tanto. Fino a ieri il clima era di grande disillusione, si pensava che le minacce di Trump restassero solo parole”.
Oggi Caracas resta immobile, sospesa tra paura e speranza, mentre il futuro del Venezuela si gioca lontano dalle piazze.
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