Il caso Crans-Montana continua a interrogare l’opinione pubblica: secondo Tommaso Cerno, la strage di giovanissimi è frutto di omissioni, mancanza di controlli e scelte consapevoli.
Sul drammatico incendio avvenuto a Crans-Montana, durante una festa di Capodanno trasformata in una strage di giovanissimi, il dibattito resta aperto.
A intervenire con parole durissime è stato il direttore del Giornale, Tommaso Cerno, ospite della trasmissione Quarta Repubblica.
“Io cancellerei la parola tragedia da questo racconto: la tragedia è un terremoto, un’eruzione vulcanica, uno tsunami. Questa è una carneficina, cioè un’omissione di controlli e di soccorso tale da essere considerata un omicidio assistito”,
ha dichiarato Cerno, chiarendo fin da subito la sua posizione.
Secondo il direttore, quanto accaduto non rientra nell’imprevedibilità di un evento naturale, ma nella responsabilità umana.
I ragazzi presenti dovevano soltanto festeggiare e divertirsi. Il dovere di garantire la sicurezza, ha sottolineato, spettava esclusivamente a chi aveva il compito di vigilare e intervenire.
Nel suo intervento, Tommaso Cerno ha evidenziato come nessuno tra i responsabili della sicurezza sia intervenuto nei momenti cruciali.
“Non c’è uno che abbia spento la musica, ordinato di uscire, allontanato le persone”, ha spiegato, sottolineando che i ragazzi non avevano alcun obbligo di comprendere il pericolo imminente.
“Non è compito loro capire che un inferno sta nascendo da un paradiso: è compito di chi vigila”.
Il direttore ha poi respinto l’idea che siano i luoghi a essere pericolosi:
“Non sono i luoghi a essere pericolosi, sono le persone che li abitano e che li dovrebbero controllare”.
Una responsabilità che, secondo Cerno, emerge chiaramente anche osservando dinamiche simili in altri contesti, come il dissesto idrogeologico: non è l’acqua a uccidere, ma l’incuria dell’uomo.
Cerno ha ricordato come, nella stragrande maggioranza dei locali in Italia, Svizzera, Francia e Olanda, le regole funzionino.
Ma esiste sempre una percentuale minima in cui la sottovalutazione del rischio e la ricerca del profitto prevalgono sulla sicurezza, trasformando un luogo di festa in una trappola mortale.
Secondo Tommaso Cerno, nella vicenda di Crans-Montana emerge anche un possibile profilo di premeditazione.
“Quando sai da anni che quel materiale fonoassorbente è pericoloso e lo tieni, significa che dai priorità al rumore più che all’antincendio”, ha affermato, ricordando come la pericolosità fosse stata segnalata già anni prima.
La scelta di mantenere quel materiale, pur conoscendone i rischi, viene descritta come una decisione consapevole per non rinunciare alla festa.
Altro elemento centrale è la presenza di alcol in un contesto frequentato da minorenni.
“Decine di minorenni che prendono alcol” in un ambiente sovraffollato, senza adeguata vigilanza, rappresentano per Cerno un ulteriore fattore aggravante.
Nei video diffusi, ha osservato, si vede come la musica continui e come i ragazzi non percepiscano subito il pericolo, proprio perché nessuno segnala l’emergenza o ordina l’evacuazione.
Infine, il direttore ha espresso perplessità anche sulla gestione successiva all’evento e sul mito dell’efficienza svizzera: “Il mito svizzero non è mai esistito in questo campo”.
Al contrario, ha sottolineato l’intervento immediato della protezione civile e degli ospedali italiani, capaci di sostenere giorni consecutivi di operazioni per salvare i feriti. In chiusura, Cerno ha ammesso: “Mi riesce difficile immaginare che non siano stati arrestati i due titolari”, considerando il bilancio di decine di morti e oltre cento feriti.
This website uses cookies.