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Feltri scuote l’Occidente: “La fede non è fanatismo, ma giurare su Dio mina lo Stato laico”

Vittorio Feltri distingue fede e fanatismo, difende la libertà religiosa ma avverte: quando religione e potere si confondono, la laicità dello Stato occidentale è a rischio.

Feltri: fede e fanatismo non sono la stessa cosa

Nel suo ragionamento, Vittorio Feltri parte da una premessa netta, che rifiuta semplificazioni e ipocrisie: credere non significa essere fanatici. “Il fanatismo è un’altra cosa”, chiarisce, distinguendolo dalla fede autentica, che non è ideologia irrigidita né strumento di potere. La fede, per Feltri, è un atto umano primordiale, una forma di fiducia che accompagna l’uomo fin dalle origini, la percezione di un “oltre” che trascende l’individuo.

Ridurre il credere a una forma di arretratezza o di estremismo, secondo il giornalista, non è progresso ma un errore culturale profondo. La fede non coincide con l’uso politico della religione e non può essere automaticamente associata a derive radicali. È su questa distinzione che Feltri costruisce il cuore del suo intervento, separando la dimensione spirituale da quella istituzionale.

Laicità dello Stato e il valore simbolico del giuramento

Il punto centrale, però, riguarda lo Stato di diritto. Per Feltri, uno Stato occidentale moderno deve restare laico. La laicità non è ostilità verso la religione, ma la condizione che garantisce a tutti la libertà di credere o di non credere. È il principio che impedisce a una fede di trasformarsi in criterio di governo.

Nel confronto con altre realtà, Feltri osserva come negli Stati Uniti sia consentito giurare anche su testi sacri, una consuetudine culturale che può essere compresa, pur senza essere condivisa. Tuttavia, quando un rappresentante delle istituzioni occidentali sceglie di giurare su un testo religioso che, in altri Paesi, sostituisce la Costituzione, il gesto perde neutralità e diventa un messaggio politico.

Nei regimi islamici, ricorda Feltri, la legge coincide con il testo sacro. Per questo, senza accusare ma senza chiudere gli occhi, è legittimo interrogarsi sul significato simbolico di certi gesti. La libertà religiosa individuale resta intoccabile, ma non può sovrapporsi alla sfera pubblica quando si esercita il potere.

Italia, Costituzione e difesa dell’Occidente

Per Feltri, l’Italia rappresenta un punto fermo. È uno Stato laico in cui si giura sulla Costituzione, non su testi sacri. Ed è giusto così, perché la Costituzione è il patto civile che unisce credenti e non credenti, il fondamento della convivenza e non della fede. Un giuramento religioso in ambito istituzionale sarebbe, a suo giudizio, un atto inammissibile.

Il giornalista avverte che la crescente diffusione di gesti simbolici religiosi nella politica occidentale non può essere liquidata come folklore. È un segnale culturale che lo preoccupa. L’Occidente, sostiene, nasce dalla civiltà cristiana, ma proprio da essa ha tratto la separazione tra fede e diritto, tra Dio e Cesare. È questa separazione ad aver reso possibile la libertà.

Quando, anche simbolicamente, avanza un’idea in cui religione e legge tendono a coincidere, Feltri ritiene necessario interrogarsi. Non per paura dell’altro, ma per difendere l’identità e i principi su cui si fonda lo Stato laico. Alla domanda se oggi abbia ancora senso giurare, la risposta è chiara: sì, ma solo se il giuramento poggia su un fondamento comune. E in uno Stato laico quel fondamento non può che essere la Costituzione, la legge, il patto civile. La fede non ha bisogno di giuramenti pubblici. Lo Stato, invece, ha bisogno di regole chiare per restare libero.

Published by
Emanuele Larocca

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