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Feltri sulla morte di Stelian: “I senzatetto non fanno lobby e muoiono nel silenzio”

La morte di Stelian riaccende il tema degli invisibili. Vittorio Feltri accusa media e società: senza dimora ignorati, morti archiviati, indifferenza quotidiana tollerata come normalità.

Feltri, “Una morte che non buca la pagina”

La morte di Stelian, come quella di tanti altri «inermi invisibili», scuote per qualche ora e poi scivola via, inghiottita dal rumore di fondo. “Accade da sempre”, osserva Vittorio Feltri, rispondendo a chi si chiede perché queste vicende trovino poco spazio sui giornali.
“Per un motivo semplice e vergognoso: il senzatetto non fa lobby, non vota in blocco, non produce indignazione spendibile. È una cronaca dolorosa che non porta like, non crea tifo, non divide in curve. E allora lo si archivia in fretta”.
Feltri contesta anche l’espressione ricorrente di “morti di freddo”, definendola fuorviante: “Si parla come se fosse una categoria stagionale, quasi meteorologica. Ma la strada uccide tutto l’anno”.

Numeri da Paese incivile

Secondo Feltri, ridurre tutto all’ipotermia è un errore grave. “La strada uccide per malori non curati, infezioni trascurate, corpi consumati da alcol e sostanze, aggressioni, incidenti, suicidi. E soprattutto uccide per solitudine: la forma più economica di violenza, quella indifferenza che non costa nulla a chi la pratica ma costa la vita a chi la patisce”.
I numeri, quando emergono, parlano chiaro. Nel 2022 sono morte 399 persone senza dimora, nel 2023 415, più di una al giorno. “Il conteggio prosegue, anno dopo anno, senza che scatti mai un’allerta morale nazionale degna di questo nome”.
Il motivo, secondo Feltri, è strutturale: “Questa è una morte che non ha colpevoli comodi. Non c’è il mostro da mettere in prima pagina, non c’è il processo-show, non c’è la polemica prefabbricata”.

“La carità consola, l’organizzazione salva”

Feltri respinge l’idea che non si possa fare nulla. “Si può fare molto, e senza retorica”. Indica soluzioni concrete: piani freddo seri e uniformi, posti letto certi, regole di accesso semplici. “Non un concorso pubblico”.
Invoca unità di strada sanitarie che vadano a cercare le persone, percorsi rapidi di presa in carico, protezioni specifiche per le donne. “Una donna in strada è esposta a tutto”. E critica il silenzio di “paladine selettive, pronte a indignarsi a comando, distratte davanti a una ragazza che dorme su un cartone”.
C’è poi una verità scomoda: “Non tutti vogliono o riescono a uscire subito dalla strada. Non per colpa, ma per fratture profonde”. Per questo, conclude Feltri, “serve continuità, non la beneficenza una tantum. La carità consola, l’organizzazione salva”.
E il punto finale è una domanda ribaltata: “Perché noi, come società, tolleriamo di abituarci? Il giorno in cui smetteremo di considerare normale un uomo morto su una panchina, quel giorno i giornali ne parleranno di più”.