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Iran, Mieli gela Gruber: “Nessun cambio di regime, Trump non vuole”

A Otto e Mezzo, Lilli Gruber chiede cosa accadrà all’Iran. Paolo Mieli esclude svolte pilotate dagli Stati Uniti, mentre Reza Pahlavi rilancia un piano dettagliato per il dopo-regime.

Iran, la domanda di Gruber e la risposta netta di Mieli

Nel corso di Otto e Mezzo, la conduttrice Lilli Gruber pone una domanda diretta al suo ospite: che ne sarà dell’Iran?
La risposta di Paolo Mieli è netta e priva di ambiguità. Secondo il giornalista, non ci sarà alcun cambio di regime sostenuto da Donald Trump o dagli Stati Uniti attraverso figure esterne al Paese.
Il riferimento è esplicito al figlio dello Scià, Reza Pahlavi, indicato come un’opzione che non trova consenso a Washington. “Mi sembra la soluzione più avventurosa… Un nullafacente, per carità, simpatico”, afferma Mieli, smontando l’ipotesi di una transizione guidata dall’esterno.

Il piano di Reza Pahlavi per il dopo-regime

Nel frattempo, Reza Pahlavi rivendica di avere già pronto un progetto strutturato per il futuro dell’Iran. “Abbiamo già un piano, non ci sarà il vuoto. Ci siamo preparati anni per questo momento”, dichiara.
Il progetto, denominato Iran Prosperity Project, prevede una prima fase di emergenza della durata di 180 giorni, con l’obiettivo di garantire continuità dei servizi e sicurezza. Seguirà una fase di stabilizzazione, pensata per far funzionare il Paese, assicurare i servizi essenziali, ripristinare la fiducia economica e mantenere una governance di base.
Nelle fasi successive, Pahlavi parla apertamente di un processo costituzionale e di elezioni nazionali, delineando un percorso che dovrebbe condurre a una nuova architettura istituzionale.

Le parole al Corriere e lo scontro sul futuro dell’Iran

Intervistato dal Corriere della Sera, Reza Pahlavi entra ulteriormente nel dettaglio del suo progetto. L’Iran Prosperity Project viene definito come “un progetto che guido e che fornisce una roadmap per la ripresa economica e il reinserimento dell’Iran nella comunità internazionale”.
Secondo Pahlavi, il gruppo di lavoro coinvolge oltre cento esperti, sia all’interno sia all’esterno del Paese. “L’obiettivo non è solo sopravvivere alla transizione. È sbloccare il nostro vero potenziale”, spiega, descrivendo un Iran capace di commerciare con il mondo, attrarre investimenti, creare posti di lavoro e offrire un futuro ai giovani.
Le sue parole si inseriscono in un contesto di tensione crescente tra Stati Uniti e Iran, ma la lettura di Mieli resta prudente: senza un appoggio chiaro di Washington, l’ipotesi di un cambio di regime guidato da figure esterne appare, al momento, irrealistica.

Published by
Lorenzo Costantino

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