Il generale Roberto Vannacci difende la sua posizione contro gli aiuti militari all’Ucraina, rivendica coerenza politica e critica le scelte della Lega sul sostegno bellico.
L’ex generale ed eurodeputato Roberto Vannacci rivendica la piena coerenza delle proprie posizioni in politica estera, respingendo l’idea di essere in contrasto con qualcuno. L’esponente della Lega, oggi vicesegretario del partito, ribadisce di non aver mai nascosto il proprio dissenso sugli aiuti militari all’Ucraina. «Ho sempre detto di essere contrario agli aiuti militari all’Ucraina», afferma, sottolineando come la prosecuzione del conflitto non abbia prodotto risultati positivi. Secondo Vannacci, la guerra non avrebbe portato benefici né sul piano economico né su quello politico, aggiungendo che il conflitto non sarebbe più sostenuto nemmeno dagli stessi ucraini.
Il generale respinge l’idea di adeguarsi a un presunto pensiero dominante. «Non cerco il consenso facile o di chi vorrebbe il pensiero unico», spiega, rivendicando la trasparenza delle proprie opinioni. Pur riconoscendo che le sue posizioni siano in parte affini a quelle del centrosinistra, Vannacci chiarisce di non sentirsi condizionato da schieramenti o convenienze politiche. «Io sto con le mie idee. Se mi hanno candidato significa che andavano bene o, comunque, non costituivano un problema». E aggiunge una delle frasi più nette: «Non sono una pecora che risponde al fischio del pastore. Non sono addomesticabile». Per il vicesegretario del Carroccio, un partito non deve funzionare come una struttura militare, ma valorizzare la pluralità delle posizioni, purché inserite in un quadro comune di valori condivisi.
Secondo Vannacci, la politica deve basarsi sulla coerenza, principio che rivendica come elemento distintivo del proprio operato. «Io non ho sostenuto una posizione per mesi e poi votato in senso contrario. Non ho detto “Basta armi” e poi dato via libera a nuovi aiuti militari». Il riferimento è alle recenti votazioni parlamentari in cui la Lega ha sostenuto il rifinanziamento degli aiuti militari, con alcune eccezioni interne. Per l’eurodeputato, continuare sulla strada del sostegno armato rappresenta un errore strategico per l’Italia. «Questa guerra all’Italia non ha portato nulla di buono, meno commercio, meno ricchezza, caro vita eccessivo». Arrivati a questo punto, sostiene, occorre un cambio netto di strategia, perché «non si può continuare ad avere un approccio bellicista e poi rinunciare a quello che è effettivamente la guerra», evocando anche il rischio di un’escalation diretta con la Russia e il coinvolgimento di Unione europea e Nato.
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