A Strasburgo Ilaria Salis propone social network pubblici europei, attacca Elon Musk e denuncia i deepfake. Una linea ideologica che riaccende lo scontro su libertà, controllo e potere digitale.
L’ultima sortita politica di Ilaria Salis arriva direttamente dall’aula del Parlamento europeo. Intervenendo nel dibattito su internet e intelligenza artificiale, l’eurodeputata ha preso spunto dal tema dei deepfake a sfondo sessuale per spingersi ben oltre la denuncia dei singoli abusi.
Secondo Salis, i social network “non sono spazi neutri”, ma vere e proprie “infrastrutture di comunicazione e di potere”. Da qui l’affondo politico: la gestione di queste piattaforme, a suo dire, non può restare “nelle mani di capitalisti ricchissimi e senza scrupoli, quasi tutti americani”, in assenza di un controllo democratico. La soluzione indicata è netta: l’Europa dovrebbe “immaginare e costruire infrastrutture pubbliche”, aprendo la strada a veri e propri social network di Stato.
Nel suo intervento, Salis ha definito la rete “piena di merda” a causa della diffusione di immagini manipolate che coinvolgerebbero “migliaia di persone, soprattutto donne e minori”. La responsabilità, ha precisato, sarebbe innanzitutto di una “mentalità patriarcale e sessista” diffusa tra gli utenti, ma anche delle piattaforme che consentirebbero la creazione e la circolazione di questi contenuti.
Nel mirino finisce apertamente Elon Musk, accusato di incarnare il modello del “capitalista senza scrupoli e morale”. Secondo Salis, la presenza di strumenti come Grok su X equivarrebbe a “gettare benzina sul fuoco”, favorendo la proliferazione dei deepfake e amplificando i danni sociali.
La conclusione dell’intervento segna il punto più controverso. Per Salis, i social sono ormai “un’infrastruttura essenziale della comunicazione e della nostra vita” e chi li gestisce esercita un potere enorme che dovrebbe essere sottoposto a criteri di responsabilità, trasparenza e valori etici. Da qui la domanda rivolta all’Europa: “Che cosa stiamo aspettando per liberarci dalla dipendenza da queste piattaforme private americane?”.
La risposta proposta è radicale: costruire social network pubblici, governati democraticamente e sottoposti a controllo statale. Una visione che richiama modelli di intervento pubblico totale e che ha immediatamente alimentato le critiche politiche, riaprendo il confronto su libertà individuali, pluralismo e ruolo delle istituzioni nel controllo della comunicazione digitale.
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