Tomaso Cerno commenta il caso Niscemi e critica Elly Schlein per aver evocato il Ponte sullo Stretto, accusando il Pd di ideologia, doppio standard e rimozione delle proprie responsabilità politiche.
Secondo Tomaso Cerno, davanti al dramma di Niscemi, emerso come simbolo della fragilità dell’uomo e di costruzioni fuori dalle regole consolidate nel tempo, “tutto si poteva sentire tranne la parola Ponte”. Eppure, osserva, quella parola è arrivata immediatamente, pronunciata da Elly Schlein, che avrebbe trasformato la visita nei luoghi colpiti in una discesa politica contro Giorgia Meloni. Tomaso Cerno sottolinea come il riferimento al Ponte sullo Stretto appaia fuori contesto rispetto a una tragedia che riguarda dissesto, abusivismo e mancata manutenzione. Nel suo intervento evidenzia che di “Niscemi in Italia ce ne sono centinaia”, come racconta un’inchiesta giornalistica, mentre di grandi opere pubbliche ce ne sono poche, spesso realizzate con decenni di ritardo.
Nel ragionamento di Tomaso Cerno, Elly Schlein dovrebbe conoscere bene il tema delle opere mancate, avendo ricoperto il ruolo di assessora all’Ambiente in Emilia Romagna, una stagione amministrativa definita fallimentare per fondi non spesi e lavori rinviati per anni. Una regione descritta come un “fortino rosso” che, secondo Tomaso Cerno, finisce regolarmente sott’acqua e non può impartire lezioni. L’accusa centrale è che il Pd non guardi mai alle proprie responsabilità, preferendo spostare il conflitto sul piano ideologico. In questo schema, la parola Ponte diventa un simbolo da contrapporre automaticamente al governo, senza entrare nel merito delle emergenze reali e strutturali.
Tomaso Cerno allarga poi l’analisi al quadro politico più ampio. A suo giudizio, il Pd sfoglia ormai un “prontuario della nuova sinistra” che ribalta le posizioni storiche assunte quando era forza di governo. Nel suo racconto, il Ponte sullo Stretto precede slogan come “pro Pal”, diventato un mantra divisivo all’interno del partito, e arriva prima anche dell’Alta Velocità, per anni sostenuta e poi abbandonata per inseguire posizioni radicali. Il riferimento si estende al tema della giustizia, con le “capriole” politiche che vanno dalla separazione delle carriere al rifiuto del referendum, citando la frase attribuita a Nichi Vendola: “Voterei Sì, ma voto No”. Una sequenza di epitaffi politici che, secondo Tomaso Cerno, racconta più di ogni altra cosa le contraddizioni attuali del centrosinistra.
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