Vittorio Feltri denuncia la confusione voluta sul tema della sicurezza, accusa chi giustifica la violenza di rovesciare i fatti e difende le misure del governo contro l’impunità.
Per Vittorio Feltri la confusione che attraversa il dibattito pubblico non è affatto casuale, ma il frutto di un’operazione consapevole portata avanti da una parte politica e culturale del Paese.
Secondo Feltri, da anni si lavora per rovesciare il significato delle parole e persino quello dei fatti, fino a costruire un paradosso pericoloso.
In questo schema, lo Stato che fa rispettare le leggi viene dipinto come un oppressore, mentre chi spacca vetrine, incendia auto, aggredisce e prende a martellate i poliziotti viene ammantato di una presunta nobiltà morale.
Feltri mette subito un punto fermo: contrastare la violenza non significa reprimere le libertà, ma reprimere il crimine.
Rinunciare a farlo, avverte, equivale ad abdicare allo Stato di diritto, perché uno Stato che non garantisce sicurezza e non difende chi indossa una divisa smette semplicemente di essere uno Stato.
Nel ragionamento di Feltri non c’è alcuna messa in discussione del diritto di manifestare, che definisce intoccabile e mai abolito.
Il nodo, però, è un altro, ed è proprio su questo che accusa la sinistra di fare confusione apposta.
Non esiste alcun diritto a devastare le città, non esiste un diritto a incendiare mezzi pubblici, non esiste un diritto a colpire agenti di polizia con spranghe, martelli o molotov.
Se qualcuno ritiene che tutto questo rientri nella libertà di espressione, allora, incalza Feltri, dovrebbe avere il coraggio di dirlo apertamente.
La domanda è brutale e diretta: esiste, secondo voi, un diritto di delinquere?
Per il giornalista, questa ambiguità è diventata il terreno su cui cresce una narrazione tossica, che finisce per giustificare la violenza e delegittimare chi la combatte.
Feltri respinge con forza l’idea che le misure adottate dal governo siano liberticide o autoritarie.
A suo giudizio, non soffocano il dissenso, ma soffocano l’impunità, che negli ultimi anni è stata la vera benzina gettata sul fuoco della violenza.
Quando chi delinque sa che difficilmente pagherà, alza la posta, diventa più organizzato, più feroce e più spregiudicato.
È esattamente ciò che, secondo Feltri, si sta vedendo oggi nelle piazze.
Anzi, aggiunge con franchezza, altro che misure fasciste: i provvedimenti sarebbero persino troppo moderati rispetto a un’escalation di violenza così evidente.
Uno Stato che tentenna, avverte, non dissuade i violenti ma li incoraggia.
Il paradosso finale è quello di un Paese in cui chi chiede ordine e legalità viene accusato di autoritarismo, mentre chi giustifica la violenza si autoproclama paladino della democrazia.
Per Feltri è una follia logica prima ancora che politica, perché senza ordine non esiste libertà, ma solo sopraffazione, e difendere la sicurezza dei cittadini e delle forze dell’ordine resta il presupposto stesso della civiltà.
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