ROBERTO VANNACCI GENERALE E MATTEO SALVINI POLITICO
Dopo l’uscita di Roberto Vannacci dalla Lega, Matteo Salvini rilancia la riforma del vincolo di mandato per fermare i cambi di casacca e colpire i “tradimenti” politici.
“Chi è infedele nel poco, è infedele anche nel molto”, recita il Vangelo di Luca. Un passaggio che nel Carroccio viene evocato con amarezza dopo la scelta di Roberto Vannacci di lasciare la Lega senza rinunciare al seggio europeo conquistato grazie alla candidatura voluta da Matteo Salvini.
Tra i dirigenti leghisti il sentimento dominante è la delusione. Il generale viene indicato come un traditore politico, “peggio di Giuda”, per aver abbandonato il partito di governo e aver avviato un proprio progetto personale.
La ferita non è solo simbolica. Per la Lega, Vannacci rappresentava una scommessa identitaria e mediatica, capace di intercettare un elettorato critico verso il politicamente corretto. La rottura improvvisa ha invece riacceso una questione che da anni attraversa il Parlamento: i cambi di casacca.
Da qui nasce la proposta di legge ribattezzata “anti-traditori”. L’obiettivo dichiarato è modificare l’articolo 67 della Costituzione, che oggi stabilisce che ogni parlamentare esercita le proprie funzioni senza vincolo di mandato.
Secondo Salvini, questo principio viene ormai utilizzato come un lasciapassare per operazioni opportunistiche. I leghisti ricordano che nell’ultima legislatura i cambi di gruppo sono stati quasi 300, un dato ritenuto intollerabile.
La bozza proposta dal Carroccio è netta: chi aderisce, durante la legislatura, a un gruppo parlamentare diverso da quello con cui è stato eletto dovrebbe decadere automaticamente dal mandato. Una riforma radicale, che altri prima hanno tentato senza successo, ma che oggi viene rilanciata con forza politica e mediatica.
Nel mirino della proposta finisce direttamente Futuro Nazionale, il nuovo soggetto politico lanciato da Vannacci, accreditato da alcuni sondaggi di percentuali rilevanti.
Hanno già aderito al progetto gli onorevoli Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, entrambi eletti con la Lega, oltre a Emanuele Pozzolo, ex Fratelli d’Italia espulso dopo il noto episodio del colpo di pistola a Capodanno. Al fianco del generale si è schierato anche Mario Adinolfi.
Nel Carroccio si parla apertamente di un’operazione personale, più simile a un’armata Brancaleone che a un partito strutturato. Molti sostengono che dietro l’addio alla Lega ci sia il timore di restare fuori dal Parlamento alle prossime elezioni. I diretti interessati rivendicano invece una scelta di “onore”.
Vannacci assicura che altri leghisti sarebbero pronti a seguirlo e guarda alle politiche del 2027, ribadendo che il suo partito resterà nel centrodestra. Resta però un nodo politico decisivo: se quel centrodestra sarà davvero disposto ad accoglierlo.
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