Ad Accordi & Disaccordi lo storico dell’arte difende i centri sociali e accusa la sinistra istituzionale: «Ha sbagliato a non ascoltarli. Salvini al governo è il vero scandalo».
Non usa mezzi termini Tomaso Montanari, che dagli studi televisivi di Accordi & Disaccordi sferra un attacco durissimo contro Matteo Salvini e contro la lettura politica degli scontri di Torino. Ospite del talk in onda sul Nove, condotto da Luca Sommi con la partecipazione di Marco Travaglio e Andrea Scanzi, il rettore dell’Università per Stranieri di Siena ribalta completamente la narrazione proposta dal ministro delle Infrastrutture.
«La vera cosa che mette a rischio l’Italia non è Askatasuna – afferma Montanari – ma che uno come Matteo Salvini sia ministro, fosse anche ministro della carta igienica». Una frase che scuote il dibattito pubblico e che arriva dopo le dichiarazioni del leader della Lega, che aveva accusato “certi intellettuali di sinistra” di connivenza con i “maledetti centri sociali” in seguito ai disordini del 31 gennaio.
Montanari non si limita a difendere il mondo antagonista, ma allarga il discorso alle responsabilità politiche della sinistra. «Se la sinistra istituzionale ha una colpa – spiega – è quella di non essersi avvicinata abbastanza ai centri sociali, di non aver capito meglio cosa dicevano». Secondo lo storico dell’arte, i centri sociali hanno rappresentato per anni un laboratorio di pensiero e di critica sociale che i partiti progressisti non hanno saputo o voluto intercettare.
«In Italia – prosegue – sono stati uno straordinario luogo di elaborazione di idee, che purtroppo non è arrivata alla sinistra istituzionale». Non violenza, dunque, ma radicalità politica e analisi dell’ingiustizia sociale: è questa, per Montanari, la vera natura di quel mondo che oggi viene ridotto a problema di ordine pubblico.
Nel suo intervento, Montanari denuncia quello che definisce un tentativo deliberato di “mescolare le carte”. «Il punto non sono gli intellettuali accusati di stare con i violenti – chiarisce – ma di essere vicini ai centri sociali, cioè di avere un’idea radicale sull’ingiustizia sociale». Una distinzione che, a suo avviso, viene cancellata appositamente dal dibattito politico per delegittimare ogni forma di opposizione più dura.
La polemica si salda così a una critica più ampia al ruolo di Salvini nel governo. Per Montanari, il problema non è l’esistenza di realtà antagoniste, ma l’assenza di una risposta politica credibile alle disuguaglianze e al disagio sociale.
La conclusione è altrettanto netta e politica. «Tutto questo non si è mai tradotto in una risposta politica», afferma Montanari. Ed è proprio questa mancanza, secondo lui, a spiegare due fenomeni centrali della fase attuale: la crescente disaffezione al voto e la presenza di Salvini al governo. «È la ragione per cui la gente non va a votare – conclude – e per cui Salvini è ministro, cosa che è inaudita».
Parole che non si limitano a commentare gli scontri di Torino, ma che aprono uno squarcio più profondo sulla crisi della rappresentanza politica, sul rapporto tra sinistra e movimenti radicali e su una leadership di governo che, per Montanari, rappresenta essa stessa il vero fattore di instabilità del Paese.
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