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“Ero a messa, poi le esplosioni”: Roberto Mancini sotto le bombe a Doha

Alert in arabo sul cellulare, poi le detonazioni nella capitale del Qatar. Roberto Mancini racconta al Tg1 le ore di paura dopo l’attacco nel Golfo.

Gli alert in arabo e l’ordine di rientrare a casa

Prima il telefono che vibra insistentemente. Poi il suono dell’allarme e quei messaggi scritti in arabo. Infine le esplosioni.

Così Roberto Mancini, oggi allenatore dell’Al-Sadd a Doha, ha vissuto le ore di tensione seguite all’offensiva lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran e al successivo contrattacco che ha coinvolto anche il Qatar.

“Ha iniziato a suonare l’allarme del mio cellulare con la scritta in arabo. Sono arrivati cinque o sei messaggi. Poco dopo sono iniziate le esplosioni. Noi eravamo a messa quando sono arrivati gli alert, mentre eravamo in chiesa. Dicevano di tornare subito a casa e di non muoversi da lì”, ha raccontato al Tg1.

Il tecnico italiano si trova nella capitale qatariota da diversi mesi dopo aver firmato un contratto fino a giugno 2026. Con lui, nello staff, anche altri italiani come Massimo Maccarone e Christian Lattanzio.

“Da casa ho sentito le esplosioni”

Rientrato nella propria abitazione, Mancini ha sentito chiaramente le detonazioni.

“È una delle esplosioni che ho sentito da casa”, ha spiegato mostrando anche sui social un video con le scie dei razzi nel cielo e i detriti dei missili intercettati dai sistemi di difesa.

In una delle clip pubblicate si vede un’esplosione in una zona periferica di Doha, con una deflagrazione seguita da fiamme e fumo. Nelle immagini si intravedono persone in strada e una città improvvisamente svuotata.

La scritta “Qatar close to Doha” accompagna il video condiviso su Instagram.

La telefonata della madre e la paura per l’escalation

A rendere ancora più drammatico il quadro, l’escalation militare scattata dopo l’attacco congiunto contro l’Iran e la risposta di Teheran che avrebbe colpito anche obiettivi nel Golfo.

“Mi ha chiamato mia mamma, era preoccupata. Le ho detto di stare tranquilla, almeno per il momento”, ha aggiunto l’ex commissario tecnico della Nazionale.

Nel suo racconto emerge anche la consapevolezza di una tensione già nell’aria: “Visto il dispiegamento di forze che c’è qua nel Golfo, pensavamo potesse succedere qualcosa. Speravamo però che la diplomazia potesse riuscire a fare qualcosa. Speriamo bene”.

Le ore vissute a Doha hanno trasformato una giornata qualunque in un’esperienza segnata da sirene, esplosioni e incertezza, in un’area dove il conflitto rischia di allargarsi ulteriormente.