Salvini: “Giovani iraniani festeggiano, i comunisti rimpiangono Khamenei”
Il leader della Lega si schiera con Usa e Israele contro il regime iraniano. E attacca la sinistra: “C’è chi difende l’ayatollah criminale”.
“Meglio la diplomazia, ma con certa gente serve altro”
Non usa mezzi termini Matteo Salvini sull’attacco all’Iran da parte di Israele e Stati Uniti.
A Firenze, a margine di un gazebo per il referendum sulla giustizia, il vicepresidente del Consiglio e segretario della Lega ha espresso una posizione netta a favore dell’operazione militare contro il regime iraniano.
«Fatto salvo che noi preferiamo sempre la via diplomatica, però se un regime sanguinario islamico prepara la bomba atomica e vuole cancellare i Paesi occidentali dalla faccia della terra, chi è intervenuto ha fatto bene», ha dichiarato.
Sulla possibilità di una soluzione negoziale ha aggiunto: «Per me è sempre meglio l’arte del convincimento. Con certa gente probabilmente il convincimento deve essere accompagnato da altro, ecco».
Le armi nucleari e le accuse al regime
Interpellato sull’esistenza di prove concrete riguardo a un programma nucleare iraniano, Salvini ha spostato l’attenzione sul comportamento del regime.
«Diciamo che decine di migliaia di giovani iraniani massacrati, stuprati, arrestati, trucidati e la volontà, dichiarata, di cancellare dalla cartina geografica del mondo dei Paesi occidentali ci sono», ha affermato.
Il leader della Lega ha poi richiamato «le immagini di festa di giovani iraniani in Iran e in tante città del mondo», sottolineando come una parte della popolazione avrebbe accolto con favore l’azione contro il regime.
La stoccata alla sinistra
Nel suo intervento non è mancato un affondo politico interno.
«Che ci siano gli iraniani che festeggiano in Iran e nel mondo e che ci siano alcune decine di nostalgici comunisti che riescono perfino a difendere l’ayatollah criminale, vabbè, siamo in democrazia, ognuno difende chi crede», ha dichiarato.
Le parole di Matteo Salvini si inseriscono in un quadro politico già segnato da posizioni contrapposte tra maggioranza e opposizione sulla crisi in Medio Oriente e sul ruolo dell’Italia nel contesto internazionale.